Le vacanze estive sono spesso viste come un momento di pausa e rigenerazione, ma per molte persone rappresentano anche un periodo di incertezza riguardo alla gestione delle terapie psichiatriche e del lavoro. In questo articolo esploreremo i rischi di interrompere gli psicofarmaci in estate, l’impatto della tecnologia sul riposo e la crescente tendenza delle staycation.
Con l’arrivo dell’estate, molti pazienti in terapia psichiatrica considerano l’idea di interrompere gli psicofarmaci, credendo che il sole e il relax possano sostituire le cure. Tuttavia, questa convinzione è un mito pericoloso che può avere conseguenze gravi sulla salute mentale.
I rischi di interrompere gli psicofarmaci in estate
La dottoressa Beatrice Casoni, psichiatra presso il Poliambulatorio ErreEsse di Ferrara, spiega che il miglioramento soggettivo dell’umore durante l’estate non significa essere guariti. Le principali linee guida internazionali, come quelle dell’American Psychiatric Association e del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) sottolineano che la sospensione di una terapia farmacologica deve basarsi sulla stabilità clinica e sulla storia della malattia, non sul cambio di stagione.
Le patologie come la depressione maggiore, il disturbo bipolare, la schizofrenia e molti disturbi d’ansia sono croniche o ricorrenti. La continuità terapeutica è fondamentale per prevenire le ricadute. Interrompere autonomamente la terapia può non solo far riapparire i sintomi, ma anche causare la sindrome da sospensione caratterizzata da vertigini, insonnia, ansia, irritabilità, nausea e difficoltà di concentrazione.
Una revisione pubblicata su The Lancet Psychiatry da Mark Horowitz e David Taylor ha dimostrato che molti antidepressivi devono essere ridotti gradualmente per limitare questi effetti. Anche per antipsicotici e stabilizzatori dell’umore, la sospensione improvvisa aumenta significativamente il rischio di ricaduta, come dimostrano numerosi studi coordinati dallo psichiatra Ross Baldessarini.
Precauzioni durante l’estate
Durante i mesi estivi, è importante adottare alcune precauzioni per chi assume psicofarmaci. Gli antipsicotici possono alterare i meccanismi della termoregolazione, rendendo più difficile disperdere il calore corporeo. Alcuni antidepressivi possono aumentare o ridurre la sudorazione. Il litio, in particolare, richiede attenzione in caso di disidratazione, vomito o diarrea, poiché i suoi livelli nel sangue possono diventare tossici.
I Centers for Disease Control and Prevention (CDC) statunitensi raccomandano di monitorare attentamente i pazienti che assumono psicofarmaci durante le ondate di calore, senza suggerire una sospensione preventiva della terapia. Le precauzioni includono mantenere una buona idratazione, evitare una prolungata esposizione al sole nelle ore più calde, limitare l’alcol e riconoscere precocemente eventuali segni di disidratazione.
Il lavoro invade le ferie: la nuova realtà delle vacanze estive
La difficoltà di disconnettersi durante le ferie è un tema attuale, con molti professionisti che continuano a lavorare anche in vacanza, influenzati dalla tecnologia e dai social media. La frase “Sono in ferie ma dimmi” è diventata un mantra estivo per molti lavoratori, esclusi quelli impiegati in uffici o fabbriche che chiudono in date fisse.
Il concetto di “vero lusso” ha subito un cambiamento: non si tratta più di vacanze esclusive, ma di periodi di riposo caratterizzati dalla continua interazione con il lavoro. Le ferie rischiano di trasformarsi in un’estensione del lavoro stesso. Questo fenomeno è triste ma riguarda molti. I social media offrono consigli su come disconnettersi, ma il sacro diritto alle ferie sembra essere in crisi, spesso considerato un privilegio da confermare piuttosto che un diritto acquisito.
Le ferie, un tempo considerate un periodo di meritato riposo, sono ora una condizione precaria. Sebbene il corpo e la mente abbiano bisogno di rallentare, molti continuano a lavorare, sentendosi sempre reperibili. La tecnologia, pur offrendo vantaggi, ha contribuito a questa situazione: lavorare da remoto è diventato comune, ma ciò significa anche essere sempre raggiungibili.
Il trend del “workation”, ovvero lavorare da una meta di vacanza, ha preso piede, ma potrebbe aver esagerato. L’idea di staccare diventa fonte di ansia per la paura di perdere comunicazioni importanti. Secondo il filosofo Byung-Chul Han, viviamo in una società della prestazione, dove il tempo libero è compromesso da un’iperproduzione che ci porta a sfruttarci volontariamente.
La tendenza delle staycation
Questa estate, quasi un adulto su due (48,5%) degli italiani non farà alcuna vacanza durante il periodo estivo. Ad agosto saranno in vacanza 17,5 milioni di italiani, e 4,7 milioni lo saranno a settembre. Tuttavia, sono 24,2 milioni le persone che trascorreranno il periodo di ferie senza spostarsi dalla propria città o dalla propria casa.
La scelta di non partire è nella maggior parte dei casi economica. Secondo una ricerca realizzata da Tecnè per Federalberghi, a pesare di più è la situazione economica familiare, indicata dal 52,8% degli intervistati come motivo principale della rinuncia. Seguono le difficoltà organizzative in famiglia (25,7%) e i motivi di salute (24,5%). L’11,2% ha dovuto fare i conti con l’aumento dei prezzi, mentre il 10,4% è stato condizionato da impegni lavorativi.
Evidente inoltre il divario generazionale: i primi a rinunciare alla vacanza sono le persone più anziane (over 65) e i pensionati, categorie in cui la percentuale di chi resta a casa per tutta l’estate sale fino al 67%. Per Federalberghi, lo strumento più efficace per sostenere il diritto alle vacanze è probabilmente il welfare aziendale, che potrebbe essere utilizzato elevando le soglie di esenzione dai contributi e dalle tasse dei cosiddetti fringe benefit oppure creando una soglia ad hoc, come già avviene per i buoni pasto.
Un ulteriore aiuto può venire dalle imprese del settore turismo, pronte a fare la propria parte, applicando tariffe agevolate nei mesi di giugno e di settembre e, più in generale, durante i periodi di bassa stagione. Per coloro che non hanno un reddito da lavoro dipendente, inclusi i pensionati, si potrebbe attivare un sistema di buoni vacanze erogati in base al reddito e spendibili in strutture ricettive convenzionate.



