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19 Settembre 2026

Il pediatra di famiglia e le difficoltà delle mamme lavoratrici

Il pediatra di famiglia è un punto di riferimento unico in Italia, ma le famiglie affrontano anche tragedie improvvise e ostacoli sul lavoro; ecco le storie che illustrano queste sfide.

Il pediatra di famiglia e le difficoltà delle mamme lavoratrici

Diventare genitori è un’esperienza che mette alla prova ogni aspetto della vita: dal primo pianto del neonato alle decisioni quotidiane sul lavoro, fino a gestire eventi drammatici che cambiano per sempre la routine familiare. Tra sogni, paure e responsabilità i genitori cercano sostegno in figure professionali, reti sociali e istituzioni.

Il pediatra di famiglia: un modello unico in Italia

In Italia il pediatra di famiglia rappresenta un servizio pubblico esclusivo: la legge n. 833 del 1978 garantisce il diritto di scegliere liberamente il medico che seguirà il bambino dalla nascita. Questo principio di fiducia reciproca è assente in gran parte dei Paesi europei, dove è il medico di base a occuparsi dei neonati. La normativa italiana permette al genitore di selezionare il professionista più adatto, creando una relazione continuativa che va oltre la semplice prescrizione di farmaci.

Il ruolo della legge 833/1978 nella scelta del medico

Grazie a questa legge, il rapporto tra famiglie e pediatra è concepito come una presa in carico globale capace di includere consigli su alimentazione, sviluppo psicomotorio e gestione delle emergenze. Recenti proposte di riforma, come il decreto Schillaci, hanno ipotizzato l’integrazione dei pediatri nelle “case di comunità”, ma gli ostacoli sindacali hanno mantenuto intatto il modello basato sulla scelta libera, considerato un pilastro di tutela dei diritti dei bambini.

Tragedia a San Donà di Piave: la perdita di Lavdije Isteri

Il 18 settembre 2026 una madre di origine albanese, Lavdije Isteri, è rimasta vittima di un grave incidente stradale mentre accompagnava la figlia a scuola. La donna, 42 anni, madre di tre figli, era nota in zona per la sua dedizione alla famiglia e il desiderio di riprendere il lavoro di parrucchiera. L’incidente ha scosso l’intera comunità di San Donà di Piave, sollevando interrogativi sulla sicurezza stradale e sul sostegno alle famiglie colpite.

Intervento dell’Ulss4 e del IAFC

Dopo il trauma, la figlia più piccola è stata subito affidata ai servizi dell’Ulss4 per un primo counseling di psicologia dell’emergenza. Successivamente è stato attivato il supporto dello IAFC (Infanzia-adolescenza-Famiglia Consultorio), con una squadra composta da una neuropsichiatra infantile e una psicologa. Anche gli altri due figli, ora giovani adulti, hanno ricevuto assistenza psicologica, perché la perdita di una madre provoca un impatto che si propaga a tutta la rete familiare e sociale.

Beatrice Baratto e la lotta per la flessibilità lavorativa

Nel marzo 2026 Beatrice Baratto, trentatreenne di Valdobbiadene, ha denunciato pubblicamente la sua esperienza presso l’azienda Aku Italia. Dopo il congedo di maternità, la dipendente ha richiesto un regime di lavoro flessibile – tre giorni a sei ore e due a tempo pieno, più lo smart-working – per assistere al figlio di un anno. L’azienda ha offerto una soluzione temporanea fino a dicembre, chiedendo di consumare tutte le ferie residue, senza considerare le esigenze familiari.

La risposta dei sindacati e le prospettive di riforma

Nonostante la presenza di un codice di condotta aziendale che menziona la flessibilità per le neomamme i sindacati hanno fornito poco supporto, consigliando di accettare le condizioni proposte. La mancanza di mediazione ha spinto Baratto a dimettersi, accedendo alla NASpI. Il caso evidenzia come la normativa esistente non sempre si traduca in pratiche concrete sul posto di lavoro, lasciando le madri a scegliere tra carriera e cura dei figli.

Queste tre vicende, pur diversificate, mostrano un filo conduttore: la necessità di un sistema di supporto integrato per le famiglie. Il pediatra di famiglia, le strutture sanitarie di emergenza e le politiche aziendali dovrebbero operare in sinergia per ridurre il carico emotivo e pratico dei genitori. Solo così sarà possibile trasformare la libertà di scelta in una reale protezione quotidiana.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.