In un’epoca in cui la salute mentale è sempre più al centro dell’attenzione, emerge un approccio innovativo: la prescrizione sociale. Questo metodo, riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevede che i medici prescrivano attività culturali, di volontariato o legate alla natura per migliorare il tono dell’umore e contrastare il disagio psicologico.
La prescrizione sociale non è una semplice moda passeggera, ma un metodo basato su evidenze scientifiche che dimostrano come i fattori socio-economici influenzino significativamente la salute. L’OMS ha realizzato una guida specifica per implementare questo approccio, che sta guadagnando terreno anche in Italia.
I benefici della prescrizione sociale
Le attività prescritte possono variare dai corsi di scrittura creativa alle passeggiate in gruppo, dal volontariato alla visita di musei. Ma come si misurano i benefici di queste attività? Enzo Grossi, esperto di prescrizione sociale, spiega che esistono tre indicatori principali: la riduzione delle visite dal medico di base, la diminuzione degli accessi al pronto soccorso e la riduzione delle ricette per ansiolitici e antidepressivi.
Questo approccio non solo migliora il benessere psicologico, ma ha anche un impatto economico positivo, riducendo i costi sanitari legati a patologie acute e croniche.
Il ruolo del link worker
Ma come fa un medico a scegliere l’attività più adatta per ogni paziente? Qui entra in gioco il link worker una figura professionale che fa da ponte tra il paziente e le risorse territoriali. Questo operatore, diffuso soprattutto nel Regno Unito, è in grado di mappare i bisogni del paziente e co-progettare un piano personalizzato.
Il link worker utilizza un approccio empatico, facendo domande specifiche per capire le passioni e le predisposizioni del paziente. Ad esempio, chiede se la persona è abituata a tenere un diario, se le piace dipingere o se ha una passione per la natura. In base alle risposte, suggerisce attività come la art therapy la nature therapy o i gruppi di cammino.
La sfida dell’implementazione
Nonostante i benefici evidenti, l’implementazione della prescrizione sociale in Italia è ancora in fase sperimentale. Gli ostacoli principali includono la mancanza di norme, finanziamenti adeguati e una rete territoriale pronta ad accogliere i pazienti. Inoltre, c’è il rischio che questa pratica venga percepita come una soluzione ‘soft’ a problemi complessi come la depressione o l’isolamento sociale.
Per evitare questo, è fondamentale un intervento educazionale sia per i medici che per il pubblico. È importante spiegare che la prescrizione sociale non è un’alternativa alle cure tradizionali, ma un’integrazione basata su evidenze scientifiche. Ad esempio, per problemi come il disturbo da sintomi somatici non esistono farmaci efficaci, e la prescrizione sociale può offrire un valido supporto.
Con il giusto supporto normativo e formativo, potrebbe diventare una pratica diffusa anche in Italia, offrendo una nuova speranza a chi soffre di disagio psicologico.



