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7 Luglio 2026

Adolescenti e immagine corporea in Lombardia: magrezza, social e la scuola che osserva

Un'indagine svolta nelle province di Milano, Monza, Como, Varese e Lecco su 415 studenti e 69 insegnanti mostra come la magrezza sia il tratto più associato al corpo ideale, come i social influenzino ansia e pratiche alimentari e come metà dei docenti non abbia ricevuto formazione sui disturbi alimentari.

Adolescenti e immagine corporea in Lombardia: magrezza, social e la scuola che osserva

Il rapporto tra immagine corporea, cibo e benessere psicologico emerge con chiarezza dall’analisi condotta tra gli studenti delle scuole superiori delle province di MilanoMonzaComoVarese e Lecco. Dalle risposte di 415 ragazzi e ragazze e 69 insegnanti affiora un quadro in cui la ricerca della perfezione estetica convive con crescenti segnali di disagio, mentre la formazione del personale scolastico sul tema risulta spesso insufficiente.

Magrezza come modello predominante e differenze di genere

L’indagine mostra che, quando si chiede agli adolescenti di associare parole all’idea di «corpo bello», il termine più ricorrente è magro (94 occorrenze). In pratica, per circa un adolescente su quattro la bellezza coincide con la magrezza, mentre soltanto il 20% collega il corpo ideale alla salute. Questo orientamento produce effetti misurabili: l’indice di soddisfazione corporea tra le studentesse si attesta a 2,47 su 5, quindi sotto la soglia di attenzione fissata a 3, mentre tra i ragazzi arriva a 2,99. Simili discrepanze si osservano anche per il benessere psicologico, con le ragazze che registrano valori inferiori rispetto ai coetanei maschi.

Sport, controllo e motivazioni

Il rapporto con l’attività fisica è ambivalente: il 77% pratica sport, ma per circa il 60% la motivazione include l’idea di «migliorare o mantenere la forma fisica». Qui il confine tra cura di sé e controllo del corpo tende a sfumare: la pratica sportiva può diventare uno strumento per tentare di raggiungere modelli estetici percepiti come ideali.

Relazione con il cibo e impatto dei social

Il cibo non è vissuto esclusivamente come piacere quotidiano: per il 20,5% degli studenti assume anche valenze negative come ansiapaura o sfogo. Il 13,7% lo associa direttamente a controllo del peso, calorie e dieta. A complicare il quadro interviene l’esposizione ai contenuti digitali: il 43% dichiara di osservare con frequenza contenuti su diete e integratori (post, reel, TikTok). Gli studenti che vedono questi contenuti «abbastanza» o «molto spesso» riportano punteggi più bassi in soddisfazione corporea, serenità nel rapporto con il cibo e benessere psicologico.

Uso di integratori e pratiche tra i pari

Sul fronte delle pratiche per modificare il fisico, solo il 18% degli adolescenti ammette un uso diretto di integratori, ma quasi la metà conosce coetanei che li usano. Questo elemento disegna un contesto in cui le pratiche potenzialmente rischiose sono diffuse nel gruppo, anche se non sempre apertamente dichiarate.

La scuola come osservatorio e il gap formativo tra gli insegnanti

Quasi sette docenti su dieci (dati riferiti ai 69 insegnanti coinvolti) hanno intercettato, negli ultimi tre anni, casi sospetti o diagnosticati di disturbi dell’alimentazione in aula. Allo stesso tempo, i docenti segnalano un aumento di altre fragilità: il 92,8% ha osservato peggioramenti nella concentrazione, l’85,5% un aumento degli episodi depressivi e il 79,7% una crescita degli attacchi di panico. Nonostante la presenza di questi segnali, la conoscenza del tema resta limitata: circa il 50% degli insegnanti dichiara di conoscere «poco» o «nulla» i disturbi alimentari, soltanto il 5,8% ha ricevuto formazione promossa dalla scuola, il 39,1% si è formato autonomamente e il 50,7% non ha avuto alcuna formazione.

Variabilità in base all’esperienza professionale

I docenti più giovani appaiono più sensibili o più spesso in grado di individuare i casi: tra chi ha meno di 10 anni di servizio la percentuale di casi intercettati arriva al 77%, scendendo al 70% per chi ha 10-20 anni di esperienza e al 60% per chi supera i 20 anni. Questo dato suggerisce differenze nella percezione o nella prontezza a segnalare il disagio in funzione dell’anzianità professionale.

Nel complesso, il quadro delineato dall’indagine indica che il corpo rappresenta per molti adolescenti un terreno di confronto, controllo e fatica, dove entrano in gioco autostima, pressioni estetiche e modelli veicolati dai social. Allo stesso tempo, la scuola resta un punto di osservazione cruciale ma necessita di investimenti mirati in formazione per trasformare la rilevazione del problema in risposte efficaci.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.