L’obesità è una delle sfide più pressanti della sanità pubblica moderna, con impatti significativi sulla qualità della vita e sulla salute globale. Negli ultimi anni, la ricerca ha compiuto progressi significativi, offrendo nuove soluzioni terapeutiche e approcci multidisciplinari per affrontare questa complessa condizione.
Dai farmaci iniettabili alle nuove formulazioni in pillola, fino alle linee guida per il trattamento degli adolescenti, le opzioni disponibili si stanno ampliando, offrendo speranza a milioni di persone in tutto il mondo.
La rivoluzione della semaglutide in pillola
Uno dei progressi più significativi è l’introduzione della semaglutide in formulazione orale. Questo farmaco, appartenente alla classe degli agonisti del recettore GLP-1 è stato presentato al Congresso europeo sull’obesità tenutosi a Istanbul dal 12 al 15 maggio 2026. La nuova compressa, da assumere una volta al giorno, offre gli stessi benefici della formulazione iniettabile, ma con una modalità di utilizzo molto più semplice.
Secondo il professor Ezio Di Flaviano, responsabile dell’Unità Operativa di Riabilitazione Nutrizionale del Policlinico di Abano terme, Padova, questa innovazione rappresenta una vera e propria rivoluzione. “La formulazione in pillola supera il limite della somministrazione per via iniettiva e questo rappresenta un vantaggio concreto per molti pazienti”, ha dichiarato.
I risultati dello studio internazionale di fase 3 OASIS 4, presentato al congresso, hanno mostrato che i partecipanti che avevano assunto semaglutide in pillola da 25 mg hanno registrato una perdita media del 17% del peso corporeo, contro il 2,7% osservato nel gruppo placebo. Inoltre, il 77,3% delle persone con limitazioni nella funzionalità fisica ha ottenuto un miglioramento clinicamente significativo della propria capacità di movimento.
Benefici oltre la perdita di peso
La riduzione del peso corporeo è solo uno degli aspetti positivi di questa terapia. “Ridurre il peso significa anche respirare meglio, muoversi con meno fatica, diminuire il carico sulle articolazioni, recuperare autonomia nelle attività quotidiane e abbassare il rischio di numerose malattie associate all’obesità”, ha sottolineato il professor Di Flaviano.
La facilità di utilizzo della compressa rappresenta un ulteriore vantaggio. “Una compressa si integra più facilmente nelle abitudini quotidiane e rende la gestione della terapia più agile nel lungo periodo”, ha aggiunto il professor Di Flaviano.
Linee guida per il trattamento dell’obesità adolescenziale
L’obesità adolescenziale è una condizione complessa che richiede un approccio multidisciplinare. La prima linea guida italiana dedicata alla cura del sovrappeso e dell’obesità resistenti al trattamento comportamentale nei ragazzi tra 12 e 18 anni è stata pubblicata nel Sistema nazionale linee guida dell’Istituto superiore di sanità.
Il documento indica un percorso terapeutico costruito sulle condizioni del singolo paziente. Alimentazione equilibrata, movimento e sostegno psicologico restano i primi strumenti, ma nei casi in cui non producano risultati sufficienti possono essere affiancati da farmaci specifici e, quando esistono precise indicazioni cliniche, dalla chirurgia bariatrica.
Marco Cappa, endocrinologo dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e coordinatore del gruppo di lavoro, ha chiarito che il cambiamento principale consiste nel riconoscere l’obesità come una patologia progressiva e soggetta a ricadute. “Per questo la gestione deve coinvolgere più professionisti, tra cui pediatri, endocrinologi, nutrizionisti, psicologi e chirurghi, evitando interventi identici per tutti”, ha spiegato.
La presa in carico precoce serve anche a ridurre il rischio di complicanze. L’obesità può favorire diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari, alterazioni dei grassi nel sangue, problemi articolari e steatosi epatica. Può incidere anche sulla salute mentale, sulle relazioni sociali e sulla qualità della vita, soprattutto quando il ragazzo subisce discriminazioni o viene considerato responsabile della propria condizione.
Dati e statistiche
I dati europei confermano la diffusione del problema. La rilevazione 2026-2026 della Childhood Obesity Surveillance Initiative dell’Organizzazione mondiale della sanità ha esaminato circa 470 mila bambini tra 6 e 9 anni in 37 Paesi. Un bambino su quattro tra 7 e 9 anni convive con sovrappeso, obesità compresa, mentre l’11% presenta obesità. Tra gli adolescenti europei, circa uno su quattro è in sovrappeso.
La linea guida è stata promossa dall’Associazione medici endocrinologi con la partecipazione delle principali società scientifiche italiane impegnate nella cura dell’obesità giovanile e di rappresentanti dei pazienti. La valutazione delle prove scientifiche è stata affidata all’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, mentre l’analisi economica e dell’impatto sul servizio sanitario è stata curata dall’Alta scuola di economia e management dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica.
Secondo Irene Samperi, componente della Commissione linee guida dell’associazione, indicazioni nazionali condivise possono aiutare i medici nelle decisioni quotidiane e ridurre le differenze territoriali nell’accesso alle cure. Il documento rappresenta inoltre un riferimento per la responsabilità professionale sanitaria prevista dalla legge Gelli-Bianco.
Il futuro della terapia dell’obesità
Il futuro della terapia dell’obesità sembra sempre più promettente, con nuove opzioni terapeutiche e approcci multidisciplinari che offrono speranza a milioni di persone. Dalla semaglutide in pillola alla chirurgia bariatrica per adolescenti, le soluzioni disponibili si stanno ampliando, offrendo nuove possibilità per affrontare questa complessa condizione.
Tuttavia, il passaggio decisivo resta il superamento dello stigma. “Un adolescente con obesità non deve essere colpevolizzato, ma sottoposto a diagnosi tempestiva e seguito con cure adeguate”, ha sottolineato Marco Cappa. Quando gli interventi sullo stile di vita non bastano, il percorso deve comprendere tutte le opzioni terapeutiche ritenute sicure e appropriate per età, condizioni cliniche e gravità della malattia.



