Negli ultimi mesi sono emersi tre segnali che denunciano una profonda tensione nella vita quotidiana della Calabria: la difficoltà a trovare collaboratori per i mestieri tradizionali, l’impennata del debito al consumo delle famiglie e la necessità di un polo oncologico di eccellenza. Ognuno di questi fenomeni, se osservato singolarmente, appare circostanziato; messi together, però, raccontano una realtà in cui lavoro, finanze e salute si influenzano reciprocamente.
Le testimonianze raccolte da professionisti, dall’ambito bancario e da esponenti politici dipingono un quadro in cui la tradizione operaria si scontra con una modernità che non è ancora riuscita a fornire risposte concrete.
Il muratore “mastru” e la carenza di manodopera in Calabria
Un “mastru”—termine locale per indicare un muratore esperto—ha confidato recentemente che, nonostante la sua voglia di lavorare, è costretto a fermare i cantieri perché non riesce a trovare operai qualificati. Questa aneddotica testimonianza riflette un fenomeno più ampio: la scarsità di personale specializzato nei settori manuali, un problema che affonda le radici in anni di spopolamento e di emigrazione verso il Nord o all’estero. Il detto tramandato dal nonno, «Se la fatica era buona, la ordinavano i medici», assume oggi una nuova valenza, suggerendo che la dignità del lavoro non basta più a garantire occupazione se il mercato non trova chi lo voglia svolgere.
Conseguenze sulla dinamica locale
Quando un cantiere resta inattivo si innesca una catena di effetti: i fornitori locali perdono contratti, le amministrazioni comunali registrano minori entrate fiscali e, soprattutto, i giovani del territorio vedono diminuiti gli esempi di lavoro stabile, alimentando ulteriori flussi migratori. La mancanza di un modello di impiego flessibile rende difficile aggiornare le competenze, lasciando molti potenziali lavoratori in una condizione di stallo.
Indebitamento delle famiglie calabresi: il credito al consumo in crescita
Parallelamente alla carenza di manodopera, il livello medio del debito al consumo è salito a 7.060 euro per famiglia nel 2025, superando la media nazionale di 6.657 euro. L’esposizione totale al credito è passata da 5,534 miliardi a 5,810 miliardi di euro in un solo anno, segnando un incremento del 5%. Queste cifre derivano dall’utilizzo crescente di finanziamenti per l’acquisto di auto, elettrodomestici e per far fronte a spese impreviste.
Le radici dell’aumento del debito
Il costo della vita nella regione, combinato a salari spesso inferiori alla media nazionale, costringe le famiglie a ricorrere a forme di credito per far fronte a spese quotidiane. La mancanza di opportunità lavorative stabili rende più difficile accantonare risparmi, trasformando il credito al consumo da soluzione temporanea a fonte di indebitamento cronico. Le famiglie, inoltre, si trovano a sostenere spese sanitarie fuori regione, aggravando ulteriormente il bilancio familiare.
Una proposta per la salute: il polo oncologico d’eccellenza
Nel frattempo, la mancanza di strutture sanitarie specialistiche ha spinto migliaia di calabresi a viaggiare verso altre regioni per cure oncologiche. Un chirurgo ortopedico, attuale coordinatore regionale del movimento civico “Più Uno”, ha avanzato una proposta di investimento per creare un polo oncologico d’eccellenza in Calabria. L’obiettivo è concentrare tecnologie avanzate, ricerca clinica e personale altamente specializzato, evitando così la perdita di risorse economiche e umane legate alla mobilità sanitaria.
Costi e benefici di un centro dedicato
Il calcolo non si limita solo all’investimento iniziale; occorre considerare il costo evitato per le famiglie che attualmente devono sostenere viaggi, alloggi e giorni di lavoro persi. Inoltre, un centro di alto livello potrebbe trattenere giovani medici e ricercatori nella regione, invertendo il trend di fuga di competenze. La domanda chiave, secondo il proponente, non è più “quanto costa costruire il polo”, ma “quanto costa continuare a non averlo”.



