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23 Ottobre 2026

Indebitamento in Toscana: 69% della popolazione con credito al consumo

La Toscana è al secondo posto per indebitamento: scopri chi, quanto e perché.

Indebitamento in Toscana: 69% della popolazione con credito al consumo

Un nuovo studio realizzato da Ires Toscana ha messo in luce una realtà preoccupante: la regione è la seconda in Italia per numero di cittadini con debiti al consumo. I dati provengono da una rilevazione che ha coinvolto più di due milioni di abitanti, evidenziando che il 69,2% dei toscani maggiorenni è legato a qualche forma di finanziamento attivo.

Indebitamento diffuso: i numeri della Toscana

Su una popolazione di circa 3,2 milioni di residenti, 2,18 milioni di persone hanno somme da restituire, una percentuale che supera di quasi 9 punti quella nazionale (60,7%). La cessione del quinto di stipendio o pensione interessa quasi l’8% della forza lavoro, mentre più della metà dei toscani (52,8%) ha almeno un contratto con una finanziaria per credito al consumo. La rata media mensile si aggira intorno ai 290 euro, leggermente superiore ai 285 euro della media italiana.

Le province più indebitate: Massa-Carrara, Pistoia, Pisa e Lucca

Quattro province toscane ricompaiono nella classifica nazionale dei debiti medi per nucleo familiare. Massa-Carrara si posiziona al secondo posto, con un debito medio di 8.373 euro per famiglia. La provincia di Pistoia è al quarto posto (8.168 euro), Pisa al quinto (8.091 euro) e Lucca al settimo (7.971 euro). Per confronto, la media nazionale si ferma a 6.657 euro.

Il ruolo del credito al consumo e del “Buy now, pay later”

Il fenomeno non è più legato a spese occasionali, ma è diventato una risposta quotidiana alle difficoltà economiche. L’adozione di soluzioni come Klarna e altri sistemi “Buy now, pay later” ha favorito una diffusione rapida del credito immediato, soprattutto tra Millennials e Gen Z. A livello nazionale il settore è cresciuto del 50% in un anno; in Toscana, insieme al Lazio, la tendenza è più marcata, con giovani che ricorrono al finanziamento per prodotti di elettronica, viaggi o persino spese alimentari.

Conseguenze socio-economiche e reazioni sindacali

L’inflazione e la stagnazione dei salari aggravano la situazione. Dal 2014 al 2024, l’occupazione è aumentata del 3,5%, ma il reddito reale dei dipendenti è sceso del 3,9% nel settore privato e del 10,7% in quello pubblico. Oggi 480.000 persone vivono a rischio di deprivazione, 80.000 famiglie sono in povertà assoluta e il 7,8% della forza lavoro rientra nella categoria dei working poor. Inoltre, più di 560.000 toscani (circa il 15%) rinunciano a cure mediche per motivi economici.

Le organizzazioni sindacali non sono rimaste in silenzio. Il segretario di Cgil Toscana, Rossano Rossi, ha sottolineato che i salari bassi e una debole terziarizzazione spingono la popolazione verso la vulnerabilità. In risposta, la Cgil ha programmato uno sciopero per il 20 novembre, chiedendo salari più alti, una vera reindustrializzazione e investimenti nei servizi pubblici. Anche la presidente di Federconsumatori, Laura Grandi, ha evidenziato che il tradizionale “paracadute del risparmio” si sta prosciugando, rendendo ogni imprevisto capace di far scattare l’indebitamento.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.