Negli ultimi due anni, una serie di testimonianze raccolte da Bolzano a Firenze ha messo in luce quello che gli esperti chiamano emergenza abitativa legata al lavoro. Il fenomeno colpisce persone con contratto a tempo indeterminato, stipendi regolari e professioni tradizionalmente considerate essenziali, ma che non riescono a coprire il costo degli affitti in molte città italiane.
Il postino di Bolzano: contratto stabile, ma nessun tetto
Nel novembre 2025 un giovane vincitore di concorso alle Poste ha iniziato la sua attività con entusiasmo, convinto che la sicurezza del settore pubblico fosse un garante di stabilità abitativa. La realtà ha però reagito diversamente: le tariffe degli immobili nella provincia di Bolzano, spinte dalla domanda turistica e dalla carenza di affitti a lungo termine, hanno costretto l’uomo a dormire nella sua auto e a rivolgersi ai centri di prima accoglienza della Caritas. «Ho un contratto a tempo indeterminato, ma non posso permettermi un tetto sopra la testa», ha dichiarato, sintetizzando la contraddizione centrale. La Caritas segnala che, nell’arco di un anno, circa mille persone hanno cercato assistenza nelle zone di Bolzano, Merano, Bressanone e Brunico, dimostrando che anche le regioni con bassa disoccupazione non sono immuni alla crisi.
Il magazziniere di Trento: 35 minuti in bici per non perdere il lavoro
Un altro esempio proviene da Trento, dove un magazziniere con contratto a tempo indeterminato percepisce poco più di 1.200 euro al mese. Nonostante la continuità occupazionale, la ricerca di un alloggio dignitoso è rimasta infruttuosa. Dopo numerosi rifiuti da parte di agenzie e proprietari, molti dei quali richiedevano caparre o pagamenti anticipati insostenibili, l’uomo è stato costretto a vivere in una struttura di accoglienza. Ogni notte percorre in bicicletta elettrica circa 35 minuti di strada, spesso al freddo e al buio, per raggiungere il dormitorio e poi il magazzino dove lavora.
Le barriere economiche dell’affitto
Le richieste di caparre elevate e di più mensilità anticipate rappresentano una barriera di accesso al mercato immobiliare che esclude chi percepisce salari medio-bassi, anche se il contratto è stabile. Questo ostacolo è ormai riconosciuto come una delle cause principali dell’emergenza abitativa, poiché impedisce a lavoratori regolari di passare da soluzioni temporanee a un’abitazione autonoma.
Firenze: insegnante di sostegno, maestro e il peso del gender pay gap
Nel 2026 una docente di sostegno, trasferita dalla Basilicata, ha rischiato di abbandonare l’anno di prova a causa di un affitto superiore a 1.000 euro mensili, cifra che sovrasta di gran lunga il suo stipendio netto di circa 1.400 euro. Parallelamente, un maestro di scuola elementare, originario della Calabria, ha lasciato Firenze per tornare in patria dopo quindici anni, stanco di vivere in una stanza condivisa e di vedere gran parte del suo salario assorbito dal canone.
Gender pay gap e difficoltà abitativa delle donne
Il gender pay gap amplifica ulteriormente il problema. In Italia, le donne occupano meno rispetto alla media europea, e quelle che lavorano spesso lo fanno a tempo parziale per conciliare lavoro e cura familiare. Le statistiche mostrano che le donne monoparentali rappresentano oltre l’80 % delle famiglie con un solo genitore, e che il 45,7 % delle donne riesce ad accedere a un mutuo, contro il 54 % degli uomini. Per una lavoratrice media, l’affitto può assorbire fino al 50 % del reddito netto, e per le donne over 65 che vivono sole la percentuale supera il 55 %.
Questi dati evidenziano come il divario retributivo non sia solo una questione di salari, ma influisca direttamente sulla capacità di garantirsi una casa sicura, limitando l’autonomia personale e favorendo situazioni di coabitazione forzata o di dipendenza economica.



