Il disegno di legge per il bilancio 2027 è tornato al centro del dibattito nella maggioranza. Dopo una breve parentesi di sospensione, la proposta di rialzare lo scaglione di Irpef a 55.000 euro entra nuovamente nella discussione del Consiglio dei Ministri. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la pressione fiscale sui redditi medio-bassi, offrendo al contempo nuovi strumenti a sostegno delle famiglie, in particolare di quelle con più figli.
Parallelamente, il governo sta definendo i dettagli di un bonus mamme più generoso rispetto all’anno precedente. Il provvedimento, già inserito nella legge di bilancio, prevede un contributo di 60 euro al mese per le lavoratrici con almeno due figli, entro un tetto di reddito da lavoro di 40.000 euro. Le modalità operative di presentazione domanda sono state standardizzate dall’INPS e saranno attive fino al 31 dicembre 2026.
Il nuovo scaglione Irpef: come funziona e chi risparmia
Fino a poco tempo fa, l’aliquota del 33% si applicava fino a 50.000 euro di imponibile; oltre quella soglia, i redditi passavano al 43%. La proposta di estendere la fascia al 33% fino a 55.000 euro non altera l’aliquota del 43% per la parte eccedente, ma consente un risparmio progressivo per chi supera appena i 50.000 euro. Un contribuente con 51.000 euro di reddito imponibile otterrebbe un risparmio di circa 100 euro all’anno; con 52.000 euro il beneficio sale a 200 euro, fino a 500 euro per chi arriva a 55.000 euro. In termini mensili, si tratta di un vantaggio di circa 42 euro, che può fare la differenza nella gestione delle spese familiari.
L’intervento ha un costo stimato di 1,2 miliardi di euro, cifra che il Ministero dell’Economia deve reperire nella spesa complessiva della manovra, pari a circa 23,5 miliardi. Se la misura si combina con la riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% introdotta per il 2026, il risparmio totale teorico per i contribuenti più colpiti può arrivare a 940 euro annui, tenendo conto di eventuali detrazioni e meccanismi correttivi previsti dalla normativa.
Bonus mamme 2026: requisiti, importo e modalità di domanda
Il bonus mamme è rivolto a tutte le lavoratrici dipendenti o autonome che hanno almeno due figli. Per i due figli la regola è chiara: il più piccolo deve avere meno di 10 anni; per tre o più figli, l’età limite si estende a 18 anni. Inoltre, il reddito di lavoro della madre non può superare i 40.000 euro annui; il reddito complessivo del nucleo familiare non influisce sul diritto al beneficio.
Le donne che soddisfano i criteri possono richiedere il contributo attraverso il portale dell’INPS, tramite patronato o al Contact Center. La scadenza ordinaria è il 31 dicembre 2026, con una proroga fino al 31 gennaio 2027 per chi completa i requisiti a dicembre. Il pagamento avverrà in un’unica soluzione a dicembre, senza tassazione e senza incidere sul calcolo dell’ISEE. Per chi ha lavorato solo parte dell’anno, l’importo è proporzionale ai mesi di possesso dei requisiti: ad esempio, tre mesi corrispondono a 180 euro, sei a 360 euro, e così via.
Altre misure della manovra: giovani, tredicesima e pensioni
Oltre a Irpef e bonus mamme, la manovra prevede un pacchetto di agevolazioni per i giovani. Tra le iniziative vi è una mini-Irpef per i sotto-30 con redditi sotto 30-35 mila euro, e un regime sostitutivo al 5% per i neoassunti fino a 35 anni. L’agevolazione si accompagna a un incentivo fiscale per le imprese che assumono giovani: la deducibilità può arrivare al 140% del costo del lavoro, e al 180% se si tratta di giovani madri.
Per i lavoratori con redditi più bassi, viene valutata una tassa ridotta sulla tredicesima, fissata al 10% o al 15%, al fine di aumentare il netto della mensilità aggiuntiva senza alterare la retribuzione lorda. Sul fronte previdenziale, è stato concordato un fondo di quasi un miliardo di euro destinato a dare più flessibilità al pensionamento anticipato, con la possibilità di accedere alla fruizione a partire dai 64 anni per una fascia più ampia di contributori.



