La famiglia è stata al centro del discorso politico di Giorgia Meloni fin dall’inizio del suo mandato. Ma quanto ha davvero investito il suo governo per sostenere le famiglie e incentivare le nascite? Secondo la Presidenza del Consiglio, tra il 2026 e il 2026, le misure per il sostegno alla famiglia e alla natalità ammontano a 13,794 miliardi di euro. Tuttavia, questa cifra include anche interventi generici come gli aiuti contro il caro-bollette, che non sono specificamente mirati alla natalità.
Se ci concentriamo solo sulle politiche direttamente legate alla natalità e alla genitorialità, il totale scende a 7,9 miliardi. Nonostante questi investimenti, i numeri demografici continuano a preoccupare: nel 2026 sono nati 393.333 bambini, mentre nel 2026 le nascite sono scese a circa 355mila, con un calo del 10% in tre anni. Il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, un nuovo minimo storico.
Dove sono finiti i soldi?
La maggior parte degli interventi del governo, come l’assegno unico i bonus asili nido e gli incentivi per l’occupazione delle madri sono stati realizzati attraverso trasferimenti monetari e sgravi contributivi. Tuttavia, il punto debole rimane nei servizi.
Per gli asili nido, il Pnrr prevedeva inizialmente 264.480 nuovi posti, ma con la revisione del 2026 l’obiettivo è stato ridotto a 150.480. Inoltre, l’Ufficio parlamentare di bilancio ha segnalato che fino a 35mila posti potrebbero sostituire strutture già esistenti, anziché rappresentare un aumento netto dell’offerta.
Un altro aspetto critico è il congedo paritario. Le opposizioni avevano proposto di portare il congedo obbligatorio del padre a quattro mesi, con un ulteriore mese facoltativo, e di garantire la piena retribuzione per i periodi di maternità e paternità. Tuttavia, queste proposte non sono state accolte.
L’Italia e l’Europa: un confronto
Il programma del centrodestra del 2026 prometteva di allineare la spesa pubblica per infanzia e famiglia alla media europea, con nidi gratuiti e un aumento dell’assegno unico. Secondo Eurostat, l’Italia spende circa l’1,63% del Pil per famiglia e figli, mentre la Francia spende il 2,25%, la Germania il 3,54% e la Polonia il 3,72%.
Ma non è solo una questione di quantità. Nel 2026, il 58,8% della spesa europea per famiglia e figli era costituito da trasferimenti monetari periodici, mentre il 39,1% andava a prestazioni e servizi in natura. In Italia, la spesa è molto più sbilanciata verso gli aiuti monetari, con pochi investimenti in servizi come asili nido e congedi paritari.
Un assegno aumenta il reddito disponibile di una famiglia, ma un nido accessibile o un congedo meglio condiviso riducono direttamente il costo economico e professionale di avere un figlio. Questo è un aspetto cruciale che il governo Meloni non ha ancora affrontato in modo adeguato.
Il quoziente familiare: una riforma incompiuta
Il centrodestra aveva promesso una progressiva introduzione del quoziente familiare un meccanismo fiscale che considera il reddito complessivo della famiglia e lo divide per il numero di componenti. Tuttavia, dopo quattro leggi di bilancio, una riforma organica di questo tipo non è ancora arrivata.
Dal 2026, il governo ha introdotto nell’Irpef un coefficiente legato al numero dei figli, ma solo per determinare il tetto massimo di alcune spese detraibili per i contribuenti con redditi superiori a 75mila euro. In pratica, le famiglie con più figli possono conservare maggiori detrazioni, ma la riforma fiscale che avrebbe dato aria alle famiglie resta ancora incompiuta.



