In Italia, il calo delle nascite rappresenta una delle sfide più urgenti del nostro tempo. Nel 2026, sono nati circa 370.000 bambini, un numero che include 17.660 nati grazie alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). Questo dato, che rappresenta quasi un bambino su venti, riflette un cambiamento profondo nella società italiana e nella medicina della riproduzione.
La sfida della fertilità: età e stili di vita
L’età avanzata è uno dei principali fattori che influenzano la fertilità. Molte persone cercano di avere un figlio sempre più tardi, aumentando le difficoltà riproduttive e riducendo le possibilità di successo. Inoltre, patologie come l’endometriosi e il varicocele spesso sottovalutate, possono compromettere la capacità riproduttiva. La mancanza di informazione e i ritardi nell’accesso alle cure aggravano ulteriormente il problema.
Il Manifesto Fertilità 2030 presentato dall’Associazione Italiana Fertilità (AIFe) propone un cambiamento di prospettiva: trattare la fertilità come una componente della salute pubblica, simile alla prevenzione cardiovascolare o oncologica. Laura Rienzi, Presidente di AIFe, sottolinea l’importanza di spostare l’attenzione dalla gestione dell’infertilità alla tutela precoce della salute riproduttiva.
Prevenzione e alfabetizzazione riproduttiva
La prevenzione è fondamentale per preservare la fertilità. Obesità, fumo, infezioni, malattie croniche e fattori ambientali possono compromettere la capacità riproduttiva. Identificare precocemente questi fattori di rischio può fare la differenza. Il Manifesto propone di introdurre programmi di alfabetizzazione riproduttiva già durante il percorso scolastico e nella medicina territoriale, per fornire informazioni corrette sul tempo biologico e sui principali fattori di rischio.
Oltre alla prevenzione, è essenziale affrontare le difficoltà economiche e lavorative che spesso ritardano la scelta di avere un figlio. Carriere precarie, difficoltà ad acquistare una casa e servizi per l’infanzia insufficienti spostano sempre più avanti l’età del primo figlio. Quando arriva il momento giusto dal punto di vista sociale, non sempre coincide con quello biologicamente più favorevole.
La PMA e la preservazione della fertilità
La PMA rappresenta una risorsa fondamentale, ma non può compensare completamente gli effetti del tempo. Nel 2026, sono stati effettuati 115.455 cicli di PMA, con un tasso cumulativo di gravidanza del 34%. La crioconservazione degli ovociti nota come social freezing è una delle tecniche in crescita, con un aumento del 44% rispetto all’anno precedente.
Rocco Rago, Responsabile dell’UOC di Fisiopatologia della Riproduzione e Andrologia dell’Ospedale S. Pertini di Roma, sottolinea che la preservazione della fertilità deve essere parte integrante dei percorsi di informazione e prevenzione. Tuttavia, non rappresenta una garanzia di gravidanza futura né può sostituire le politiche di welfare e conciliazione.
Il dibattito si allarga anche alla normativa sulla PMA, con proposte per estendere l’accesso alle donne single e alle coppie formate da due donne. Inoltre, si richiede maggiore attenzione alle persone con disabilità che desiderano diventare genitori, eliminando ostacoli pratici e pregiudizi ancora presenti nei percorsi di assistenza.
Infine, l’alimentazione e il microbiota intestinale giocano un ruolo cruciale nella salute riproduttiva. Una revisione sistematica della letteratura scientifica internazionale ha evidenziato come l’adesione a modelli sani, come la Dieta Mediterranea migliori i tassi di successo dei trattamenti di PMA. Gemma Fabozzi, prima autrice della review scientifica, sottolinea che l’alimentazione può aiutare, ma va personalizzata e basata su prove scientifiche solide.


