È stata disposta la citazione a giudizio per quattro sanitari che avevano in cura il giornalista e autore televisivo Andrea Purgatoriscomparso il 19 luglio 2026 all’età di 70 anni. La decisione è stata presa dalla giudice per le indagini preliminari di Roma, dopo un’udienza in cui sono state ascoltate le parti coinvolte e valutati gli atti istruttori. Nel capo d’imputazione figura il reato di omicidio colposo.
Contestualmente al rinvio a giudizio, il magistrato ha autorizzato la citazione come responsabili civili di due strutture sanitarie nelle quali Purgatori era stato ricoverato, oltre ad ammettere una compagnia assicurativa nel procedimento. I familiari hanno ottenuto il diritto di costituirsi parte civile. La prima udienza è stata fissata per il 12 gennaio.
Profili dell’accusa: errori diagnostici e responsabilità individuali
Nell’imputazione vengono individuati elementi di imperizia, negligenza e imprudenza nella gestione clinica del paziente. All’origine della controversia c’è, secondo gli atti, una risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2026 che sarebbe stata interpretata in modo errato, con la refertazione di presunte metastasi cerebrali poi ritenute inesistenti dai consulenti nominati dalla Procura. La lettura di quell’esame ha incanalato successivamente scelte terapeutiche che ora sono al centro del dibattito giudiziario.
Nomi e ruoli degli imputati
Sono chiamati a rispondere in giudizio un cardiologoun radiologo e due suoi assistenti: ai quattro è contestato il nesso di causalità tra le omissioni diagnostiche e terapeutiche e l’esito mortale della vicenda. Il procedimento valuterà nel merito la correttezza delle analisi strumentali e delle decisioni cliniche assunte nei giorni e nelle settimane precedenti il decesso.
Accertamenti medico-legali: endocardite infettiva come causa del decesso
I successivi esami medico-legali hanno cambiato la prospettiva sulla causa della morte. Pur essendo stato diagnosticato un tumore polmonare con coinvolgimenti a distanza, le perizie disposte dalla Procura hanno concluso che la morte non è da ricondurre esclusivamente all’oncologia. Un’autopsia eseguita nel mese di settembre successivo al decesso ha infatti registrato l’assenza di metastasi cerebrali al momento del decesso, mentre una consulenza effettuata ad aprile 2026 ha attribuito la morte a un’endocardite infettivaun’infezione grave dell’endocardio che interessa le valvole cardiache e può risultare letale se non riconosciuta e trattata tempestivamente.
Secondo l’impostazione dell’accusa, quell’infezione avrebbe potuto essere identificata e trattata con una terapia antibiotica appropriata, modificando potenzialmente l’evoluzione clinica. È su questo punto che si misurerà la prova del processo: la verifica della tempestività diagnostica e della correttezza delle terapie somministrate o trascurate.
Coinvolgimento delle strutture sanitarie
Oltre ai medici, sono state chiamate a rispondere come responsabili civili anche due cliniche private dove Purgatori era stato ricoverato. In uno dei casi è stata indicata anche come parte coinvolta la struttura di appartenenza di uno degli imputati. La presenza delle cliniche nel procedimento risponde alla necessità di accertare eventuali profili organizzativi e di responsabilità civile legati alle cure erogate.
La famiglia del giornalista, assistita da legali che hanno seguito l’inchiesta sin dall’inizio, ha formalizzato la denuncia subito dopo la scomparsa e ha sostenuto che nella gestione sanitaria siano stati commessi errori gravi a diversi livelli. I familiari hanno espresso la volontà di arrivare fino in fondo per chiarire dinamiche e responsabilità.
Dibattito e attese processuali
Con il rinvio a giudizio si apre una fase processuale che entrerà nel dettaglio delle cartelle cliniche, degli esami strumentali e delle scelte terapeutiche adottate. Il tribunale dovrà valutare, su basi tecniche e giuridiche, il legame di causalità tra eventuali omissioni e la morte del paziente. Il procedimento comprenderà audizioni di esperti, esame di perizie e testimonianze che cercheranno di ricostruire la sequenza degli eventi nei due mesi precedenti il decesso.
La vicenda solleva questioni rilevanti sui processi diagnostici in presenza di patologie complesse e sul rapporto tra specialismi clinici. Nel corso del dibattimento sarà necessario chiarire non solo le singole decisioni mediche, ma anche eventuali lacune organizzative che possono incidere sulla qualità delle cure.
Ora la parola passa al tribunale: il processo stabilirà se esistano responsabilità penali e quale sia il contributo concreto degli atti contestati all’esito fatale. Intanto i familiari proseguono nella loro ricerca della verità, consapevoli che il percorso giudiziario potrà durare ancora a lungo.


