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9 Luglio 2026

Rapporto sui SDG: tra miglioramenti parziali e ritardi ambientali l’Italia procede a scatti

A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030 il quadro italiano mostra progressi su aspetti economici e partnership, ma emergono «zone d’ombra» nelle politiche sociali e ambientali, con divari marcati tra Nord e Mezzogiorno.

Rapporto sui SDG: tra miglioramenti parziali e ritardi ambientali l’Italia procede a scatti

Il monitoraggio nazionale sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile offre una fotografia complessa: da un lato ci sono segnali positivi che riguardano crescita occupazionale, partnership e alcune dinamiche economiche; dall’altro permangono ritardi significativi nella lotta alla povertà, nell’istruzione e in molte misure ambientali. A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, i numeri delineano un’Italia che avanza in modo non lineare, con oscillazioni e forti differenze territoriali.

Il rapporto si fonda su 321 misure statistiche e 148 indicatori che coprono i 17 Goal dell’Agenda 2030: dalla povertà alla salute, dall’istruzione all’ambiente. L’analisi offre sia trend annuali sia traiettorie pluriennali, utili per valutare quanto siano strutturali i miglioramenti osservati.

Andamento complessivo: percentuali e tendenze a breve e lungo termine

Nel confronto più immediato il quadro mostra che il 51% delle misure rilevate è in miglioramento nell’ultimo anno, mentre circa il 24% ha registrato un peggioramento e oltre il 25% è rimasto stabile. Guardando a un orizzonte decennale, il 53,8% degli indicatori mostra una tendenza positiva, il 11,3% peggiora e il 34,8% resta in una condizione di stallo: una fascia che indica progressi non consolidati e risultati intermittenti.

Dinamiche settoriali

Alcuni obiettivi evidenziano miglioramenti più marcati: il Goal 17 (partnership) segna progressi trasversali nelle misure considerate, mentre il Goal 10 (riduzione delle disuguaglianze) beneficia di un aumento dei redditi e di una distribuzione più equilibrata. Anche il Goal 2 (sostenibilità agricola e sicurezza alimentare) mostra segnali positivi su elementi specifici. Al contrario, il Goal 15 (vita sulla terra) concentra la quota maggiore di indicatori in peggioramento, segnalando criticità nella tutela degli ecosistemi e nella gestione del territorio.

Povertà, istruzione e divari territoriali: il profilo sociale dell’Italia

La componente sociale del monitoraggio mette in luce problemi strutturali. Nel 2026 la quota di persone in povertà assoluta si attesta al 9,8% una cifra che corrisponde a milioni di residenti. Nel 2026 la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6% anche grazie a dinamiche occupazionali più favorevoli, ma il miglioramento è diseguale sul territorio.

Nord vs Mezzogiorno

Il divario territoriale resta centrale: nel Mezzogiorno il rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge livelli prossimi al 38,4% mentre al Nord si ferma intorno al 13,1%. Questa differenza, quasi tripla, rende evidente quanto sia limitante parlare di «Italia» in termini unitari e quanto servano politiche mirate alle realtà locali.

Sul fronte educativo, il Goal 4 registra un peggioramento recente legato al calo delle competenze degli studenti e alla riduzione della quota di giovani laureati. Questi segnali indicano che il Paese perde potenziale formativo proprio dove sarebbe più strategico investirlo per la transizione economica e tecnologica.

Ambiente, qualità dell’aria e trasporti: progressi parziali

Le misure ambientali mostrano andamenti contrastanti. Per alcuni indicatori urbani si registrano miglioramenti: nel 2026 la quota di capoluoghi con concentrazioni di PM2,5 superiori a 20 microgrammi per metro cubo scende all’11% rispetto al 25% del 2014, e le stime di mortalità prematura attribuibile al PM2,5 diminuiscono (ad esempio 73 per 100.000 abitanti nel 2026 contro 86 nel 2026). Tuttavia molte metriche legate a biodiversità, uso del suolo e risorse idriche restano stabili o peggiorano, segnalando una certa inerzia ambientale.

Sul versante dei servizi urbani e della mobilità, si registrano piccoli miglioramenti nell’uso del trasporto pubblico tra studenti e utenti assidui, ma l’offerta complessiva resta sostanzialmente invariata: nel 2026 l’indicatore relativo ai posti-km per abitante nei capoluoghi è rimasto sui 4.699 posti-km. Questi numeri impattano direttamente sulla vita quotidiana: la facilità di muoversi con i mezzi pubblici resta una barriera per molti cittadini.

Altri indicatori di contesto completano il quadro: la quota di energia da fonti rinnovabili è intorno al 19,4% nel 2026, il tasso di occupazione per la fascia 20-64 anni è del 67,6% nel 2026 e la percentuale di persone che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi supera l’83% nello stesso anno. Allo stesso tempo, alcune criticità strutturali, come la frammentazione del territorio e la pressione sulle foreste, rimangono punti di attenzione.

Nel complesso, il bilancio mostra un mix di risultati concreti e di arretratezze che rendono urgente un mex di politiche calibrate sui territori: dove si consolida il miglioramento, questo può diventare leva, ma dove permangono resistenze occorrono interventi mirati per evitare che la scadenza del 2030 arrivi con troppi obiettivi incompleti.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.