Il monitoraggio nazionale sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile offre una fotografia complessa: da un lato ci sono segnali positivi che riguardano crescita occupazionale, partnership e alcune dinamiche economiche; dall’altro permangono ritardi significativi nella lotta alla povertà, nell’istruzione e in molte misure ambientali. A quattro anni dalla scadenza dell’Agenda 2030, i numeri delineano un’Italia che avanza in modo non lineare, con oscillazioni e forti differenze territoriali.
Il rapporto si fonda su 321 misure statistiche e 148 indicatori che coprono i 17 Goal dell’Agenda 2030: dalla povertà alla salute, dall’istruzione all’ambiente. L’analisi offre sia trend annuali sia traiettorie pluriennali, utili per valutare quanto siano strutturali i miglioramenti osservati.
Andamento complessivo: percentuali e tendenze a breve e lungo termine
Nel confronto più immediato il quadro mostra che il 51% delle misure rilevate è in miglioramento nell’ultimo anno, mentre circa il 24% ha registrato un peggioramento e oltre il 25% è rimasto stabile. Guardando a un orizzonte decennale, il 53,8% degli indicatori mostra una tendenza positiva, il 11,3% peggiora e il 34,8% resta in una condizione di stallo: una fascia che indica progressi non consolidati e risultati intermittenti.
Dinamiche settoriali
Alcuni obiettivi evidenziano miglioramenti più marcati: il Goal 17 (partnership) segna progressi trasversali nelle misure considerate, mentre il Goal 10 (riduzione delle disuguaglianze) beneficia di un aumento dei redditi e di una distribuzione più equilibrata. Anche il Goal 2 (sostenibilità agricola e sicurezza alimentare) mostra segnali positivi su elementi specifici. Al contrario, il Goal 15 (vita sulla terra) concentra la quota maggiore di indicatori in peggioramento, segnalando criticità nella tutela degli ecosistemi e nella gestione del territorio.
Povertà, istruzione e divari territoriali: il profilo sociale dell’Italia
La componente sociale del monitoraggio mette in luce problemi strutturali. Nel 2026 la quota di persone in povertà assoluta si attesta al 9,8% una cifra che corrisponde a milioni di residenti. Nel 2026 la percentuale di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale scende al 22,6% anche grazie a dinamiche occupazionali più favorevoli, ma il miglioramento è diseguale sul territorio.
Nord vs Mezzogiorno
Il divario territoriale resta centrale: nel Mezzogiorno il rischio di povertà o esclusione sociale raggiunge livelli prossimi al 38,4% mentre al Nord si ferma intorno al 13,1%. Questa differenza, quasi tripla, rende evidente quanto sia limitante parlare di «Italia» in termini unitari e quanto servano politiche mirate alle realtà locali.
Sul fronte educativo, il Goal 4 registra un peggioramento recente legato al calo delle competenze degli studenti e alla riduzione della quota di giovani laureati. Questi segnali indicano che il Paese perde potenziale formativo proprio dove sarebbe più strategico investirlo per la transizione economica e tecnologica.
Ambiente, qualità dell’aria e trasporti: progressi parziali
Le misure ambientali mostrano andamenti contrastanti. Per alcuni indicatori urbani si registrano miglioramenti: nel 2026 la quota di capoluoghi con concentrazioni di PM2,5 superiori a 20 microgrammi per metro cubo scende all’11% rispetto al 25% del 2014, e le stime di mortalità prematura attribuibile al PM2,5 diminuiscono (ad esempio 73 per 100.000 abitanti nel 2026 contro 86 nel 2026). Tuttavia molte metriche legate a biodiversità, uso del suolo e risorse idriche restano stabili o peggiorano, segnalando una certa inerzia ambientale.
Sul versante dei servizi urbani e della mobilità, si registrano piccoli miglioramenti nell’uso del trasporto pubblico tra studenti e utenti assidui, ma l’offerta complessiva resta sostanzialmente invariata: nel 2026 l’indicatore relativo ai posti-km per abitante nei capoluoghi è rimasto sui 4.699 posti-km. Questi numeri impattano direttamente sulla vita quotidiana: la facilità di muoversi con i mezzi pubblici resta una barriera per molti cittadini.
Altri indicatori di contesto completano il quadro: la quota di energia da fonti rinnovabili è intorno al 19,4% nel 2026, il tasso di occupazione per la fascia 20-64 anni è del 67,6% nel 2026 e la percentuale di persone che hanno usato Internet negli ultimi tre mesi supera l’83% nello stesso anno. Allo stesso tempo, alcune criticità strutturali, come la frammentazione del territorio e la pressione sulle foreste, rimangono punti di attenzione.
Nel complesso, il bilancio mostra un mix di risultati concreti e di arretratezze che rendono urgente un mex di politiche calibrate sui territori: dove si consolida il miglioramento, questo può diventare leva, ma dove permangono resistenze occorrono interventi mirati per evitare che la scadenza del 2030 arrivi con troppi obiettivi incompleti.


