La magistratura ha disposto il rinvio a giudizio di quattro medici coinvolti nella cura di Andrea Purgatoriil giornalista deceduto il 19 luglio 2026. La decisione del giudice per le indagini preliminari segue l’attività investigativa coordinata dalla procura, che ha messo sotto la lente la gestione clinica del paziente e, in particolare, la lettura di una risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2026.
Gli imputati sono il radiologo Gianfranco Gualdiil suo assistente Claudio Di Biasila dottoressa Maria Chiara Colaiacomotutti appartenenti alla stessa equipe, e il cardiologo Guido Laudani. Nei loro confronti la procura contesta il reato di omicidio colpososostenendo che errori diagnostici e terapeutici avrebbero ridotto le possibilità di cura del paziente.
Accuse mirate sull’interpretazione della risonanza dell’8 maggio 2026
Al centro dell’inchiesta c’è la presunta lettura errata della risonanza magnetica eseguita l’8 maggio 2026. Secondo l’accusa, i referti avrebbero indicato la presenza di metastasi cerebrali che, sempre secondo i consulenti della procura, non risultavano effettivamente presenti. Nel documento di refertazione, riferiscono gli inquirenti, sarebbe mancato qualsiasi riferimento alle possibili lesioni ischemichealterando così il quadro clinico che avrebbe dovuto guidare le scelte terapeutiche successive.
Impatto della diagnosi sulla terapia proposta
La contestazione sottolinea inoltre che il professor Gualdi avrebbe insistito per l’avvio immediato di un trattamento radioterapicoritenuto dagli inquirenti non indicato perché fondato su una diagnosi errata. Questo orientamento avrebbe, nella ricostruzione dell’accusa, portato all’esecuzione di terapie considerate inutili e debilitanti, distogliendo l’attenzione da indagini più opportune sulle cause delle anomalie cerebrali rilevate.
La mancata individuazione dell’endocardite e la perizia medico-legale
Le indagini hanno individuato come causa del decesso un’endocardite infettivapatologia che, secondo i consulenti, avrebbe avuto maggiori probabilità di esito favorevole se riconosciuta e trattata tempestivamente. Nel fascicolo è confluita una perizia medico-legale disposta dal gip che definisce quanto accaduto come una “catastrofica sequela di errori ed omissioni“; i consulenti ritengono che un corretto iter diagnostico e terapeutico avrebbe garantito al paziente una maggiore sopravvivenza.
Ruolo contestato al cardiologo
Al cardiologo Guido Laudani viene imputata la mancata impostazione di un percorso diagnostico adeguato per ricercare le cause del quadro embolico. Secondo l’accusa, la mancata considerazione di possibili segnali compatibili con un’endocardite avrebbe contribuito allo sviamento complessivo dell’iter clinico e alla perdita di opportunità terapeutiche.
La querela dei familiari e il calendario del processo
La denuncia dei figli del giornalista, presentata dopo il decesso tramite i loro legali, ha sollecitato le indagini che hanno portato all’iscrizione degli atti e alla richiesta di approfondimenti tecnici. Gli avvocati dei familiari hanno espresso soddisfazione per il rinvio a giudizio, ritenendolo un passo importante per chiarire le responsabilità emerse nelle consulenze.
Il processo è stato fissato per il 12 gennaio davanti al tribunale monocratico. Difese e parti civili ora si preparano alla fase dibattimentale: i medici imputati, pur contestati dalla procura, hanno respinto le accuse e le difese annunciano che confuteranno le conclusioni dei consulenti, sostenendo che la gestione clinica è stata adeguata.
La vicenda solleva questioni rilevanti sulla qualità diagnostica e sui percorsi decisionali nelle patologie complesse, sottolineando l’impatto che un’interpretazione clinica può avere sulle scelte terapeutiche e, in ultima istanza, sull’esito per il paziente. Il processo cercherà di accertare se, e in quale misura, gli errori contestati abbiano effettivamente inciso sulla sorte di Andrea Purgatori.



