L’educazione affettiva e sessuale nelle scuole italiane è al centro di un acceso dibattito. In soli sei giorni, oltre 106.000 persone hanno firmato per chiedere un referendum abrogativo della legge 104/2026, entrata in vigore il 7 luglio scorso. La legge, intitolata “Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico”, ha suscitato numerose critiche e ha spinto il Comitato “Sì educazione affettiva nelle scuole” a promuovere una raccolta firme online.
La questione centrale è chi debba decidere come e quando affrontare temi delicati come sessualità, affettività, consenso e relazioni nelle scuole. La legge 104/2026 introduce nuove regole per le attività scolastiche che trattano questi argomenti, richiedendo il consenso informato preventivo dei genitori per gli studenti minorenni e la possibilità di visionare in anticipo i materiali utilizzati.
Cosa prevede la legge 104/2026
La legge 104/2026 introduce una disciplina specifica per le attività scolastiche relative alla sessualità. Prevede il consenso informato preventivo dei genitori per gli studenti minorenni e la possibilità di visionare in anticipo i materiali utilizzati. Per determinate attività extracurriculari, il consenso deve essere scritto e richiesto almeno sette giorni prima, indicando contenuti, finalità, modalità ed eventuali esperti esterni.
Gli studenti per i quali non viene prestato il consenso non partecipano alle attività; in alcuni casi, la scuola deve predisporre un percorso alternativo. Durante queste attività, quando coinvolgono studenti minorenni, è garantita la presenza di un docente. Per la scuola dell’infanzia e primaria, la legge esclude le attività didattiche e progettuali aventi per oggetto temi attinenti alla sessualità, facendo comunque salve le Indicazioni nazionali.
Il governo ha difeso il provvedimento come uno strumento per tutelare il ruolo educativo delle famiglie sulle questioni considerate più sensibili. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha ribadito che gli aspetti biologici della sessualità continuano a essere affrontati nell’ambito delle discipline scientifiche.
Cosa chiede il referendum
Il referendum, promosso dal Comitato “Sì educazione affettiva nelle scuole”, chiede l’abrogazione totale della legge 104/2026. Tra i portavoce del comitato figurano Fabrizio Marrazzo e Marina Zela. L’iniziativa è stata annunciata in Gazzetta Ufficiale il 29 luglio e la raccolta delle firme online è iniziata il 6 agosto.
I promotori sostengono che il sistema del consenso preventivo rischi di frammentare le classi e rendere più difficile costruire percorsi continuativi. La posizione del governo è opposta: su questi temi la scelta individuale delle famiglie deve essere tutelata.
In caso di abrogazione, l’educazione affettiva e sessuale tornerebbe a essere un’attività scolastica inclusiva, equiparata alle altre scelte extracurriculari approvate da genitori, docenti e studenti tramite i Piani triennali dell’offerta formativa (Ptfo).
Cosa fanno oggi gli adolescenti
Per capire l’importanza di questo dibattito, è utile guardare ai comportamenti degli adolescenti. Secondo i dati della sorveglianza HBSC Italia, coordinata dall’Istituto Superiore di Sanità, nel 2026 aveva già avuto un rapporto sessuale completo il 21,6% dei ragazzi e il 18,4% delle ragazze di 15 anni. A 17 anni, la quota saliva al 42,5% tra i maschi e al 43,6% tra le femmine.
Il dato sulla prevenzione è altrettanto rilevante. Tra chi aveva già avuto rapporti, il preservativo nell’ultimo rapporto era stato utilizzato da circa due quindicenni su tre e da poco più di sei diciassettenni su dieci. Resta quindi una quota consistente di adolescenti che nell’ultimo rapporto non ha utilizzato il preservativo, l’unico metodo contraccettivo che offre anche protezione dalle infezioni sessualmente trasmesse.
Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. L’OMS Europa ha segnalato negli ultimi anni un calo dell’uso del preservativo tra i quindicenni sessualmente attivi, insieme alla persistenza di differenze sociali nell’accesso alle informazioni e agli strumenti di prevenzione. Quando le risposte non arrivano dagli adulti, arrivano comunque da qualche altra parte: amici, social network, motori di ricerca, piattaforme digitali e contenuti online.
La questione non è quindi se ragazzi e ragazze entreranno in contatto con la sessualità prima della maggiore età. Per molti accade già. Il nodo è con quali strumenti imparano a interpretare ciò che vivono e le informazioni che ricevono.
Che cosa significa “educazione sessuale” a sei anni
Una delle obiezioni più ricorrenti all’introduzione dell’educazione sessuale a scuola riguarda l’età: parlare di questi temi nella scuola primaria viene spesso associato all’idea di anticipare contenuti destinati agli adolescenti o agli adulti.
L’approccio indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità è diverso. La Comprehensive Sexuality Education viene definita come un percorso progressivo e adeguato allo sviluppo, nel quale contenuti, linguaggio e obiettivi cambiano con l’età.
Per un bambino piccolo non significa affrontare contraccezione o rapporti sessuali. Significa, per esempio, imparare a conoscere il proprio corpo, riconoscere e comunicare le emozioni, comprendere il concetto di privacy e di confine personale, rispettare quello degli altri e sapere che è possibile chiedere aiuto quando un contatto o una situazione provocano disagio.
Con la crescita, il percorso si amplia. Entrano la pubertà e i cambiamenti del corpo, l’importanza del rispetto reciproco e delle relazioni sane. L’obiettivo è fornire agli studenti gli strumenti per affrontare con consapevolezza le sfide dell’età adulta.



