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28 Agosto 2026

Piano casa 2026: bando iniziale da 700 milioni per l’edilizia residenziale pubblica

Il Piano casa avvia la prima gara per rimettere in uso alloggi popolari degradati: 700 milioni per interventi ERP, gestione affidata a Invitalia e riparto regionale basato sul censimento 2026

Piano casa 2026: bando iniziale da 700 milioni per l’edilizia residenziale pubblica

Il governo ha attivato la prima fase operativa del nuovo Piano casa con la pubblicazione imminente di un bando iniziale da 700 milioni di euro destinati al recupero degli alloggi di edilizia residenziale pubblica (ERP) attualmente non assegnabili per degrado, impianti non a norma o mancata manutenzione. Questo avviso rappresenta il primo tassello di un programma più ampio, che nella legge di conversione del decreto prevede risorse programmate per il periodo 2026-2030 e obiettivi numerici sul patrimonio abitativo pubblico.

Dotazione, obiettivi numerici e soggetto attuatore

Il Programma è articolato su fondi complessivi formalizzati nell’art. 2 del DL n. 66/2026 convertito in legge, con una dotazione complessiva prevista di 970 milioni di euro per il quinquennio 2026-2030 e un primo avviso da 700 milioni. L’intento dichiarato è riportare in disponibilità circa 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica che oggi risultano inutilizzabili. La gestione operativa delle procedure è affidata a Invitalia chiamata a coordinare le convenzioni con gli enti proprietari o gestori del patrimonio pubblico in raccordo con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

Accanto al bando principale è annunciato un secondo avviso da 270 milioni di euro dedicato all’edilizia residenziale sociale. La ripartizione territoriale delle risorse seguirà la consistenza del patrimonio ERP rilevata dal censimento 2026 includendo gli immobili gestiti sia dalle Aziende Casa regionali sia dai Comuni.

Ambito dei beneficiari e criteri di selezione

Possono candidarsi le realtà proprietarie o gestori del patrimonio pubblico, come Aziende Casa enti strumentali regionali, società in house e Comuni. Le candidature devono contenere l’elenco degli immobili da recuperare, le opere previste e i tempi realizzativi: elementi che saranno determinanti nella selezione degli interventi finanziabili e nell’avvio dei cantieri.

Modalità di erogazione, cronoprogramma e impatto sulle graduatorie

Il finanziamento è vincolato all’avvio effettivo dei lavori e segue il criterio del pagamento a stati di avanzamento lavori (SAL). La struttura dei versamenti prevede un anticipo del 15% all’avvio della convenzione, una tranche aggiuntiva del 25% a gennaio e una quota del 45% a luglio, con il saldo finale erogato solo quando l’alloggio è in condizione di essere assegnato. Questa formula trasferisce il rischio sull’ente attuatore: il mancato avvio del cantiere entro le scadenze comporta la revoca delle risorse programmate.

Dal punto di vista dei nuclei in graduatoria, il Piano prevede che l’assegnazione degli alloggi avvenga contestualmente al completamento dei singoli interventi: ogni appartamento recuperato potrà così essere consegnato e assegnato, consentendo lo scorrimento delle graduatorie comunali che oggi comprendono circa 300.000 famiglie in attesa. La consegna immediata degli alloggi ristrutturati mira anche a ridurre il rischio di occupazioni abusive.

Tempistiche previste e margini di rischio

Nel cronoprogramma indicativo è stato ipotizzato il completamento del circa 15% degli alloggi finanziati entro marzo, con l’intero programma inizialmente orientato alla chiusura entro il 2027 e una possibile estensione al primo semestre del 2028. Tuttavia, la realizzazione concreta dipenderà dalla capacità degli enti territoriali di autorizzare e seguire i cantieri, nonché dalla cantierabilità dei progetti presentati.

Riparto regionale e il ruolo degli enti locali

La distribuzione delle risorse tra le Regioni seguirà la mappatura del patrimonio ERP del censimento 2026. A livello nazionale il patrimonio di edilizia residenziale pubblica si aggira attorno alle 750.000 unità di cui circa il 53,4% è gestito dai Comuni e il 42,4% dalle Aziende Casa regionali. Questo rende alcune Regioni naturalmente destinatarie di quote consistenti di finanziamento, con il Governo che sta valutando eventuali correttivi per evitare concentrazioni e per privilegiare interventi già cantierabili.

La sfida operativa rimane la capacità dei Comuni e degli enti locali di censire gli immobili inutilizzati, predisporre progetti esecutivi, rilasciare autorizzazioni e controllare criteri di assegnazione e canoni. Senza questa rete di azione territoriale il rischio è che le risorse restino solo sulla carta e che i tempi di ristrutturazione si dilatino notevolmente.

Esempio illustrativo di flusso finanziario

Per rendere concreto il meccanismo di erogazione, su un ipotetico stanziamento di 10 milioni di euro l’ente attuatore riceverebbe 1,5 milioni come anticipo (15%) e le tranche successive secondo lo schema previsto, con il saldo finale vincolato al collaudo e alla condizione di essere assegnabile. Questo modello favorisce la verifica dello stato di avanzamento e la tempestiva riconsegna degli alloggi alla disponibilità pubblica.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.