Nel corso della seconda giornata del XXXIII Congresso nazionale della SIGENP, tenutosi a Genova il 25 settembre 2026, esperti di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica hanno messo in luce come l’alimentazione sia passata da semplice supporto a vera e propria pietra angolare delle terapie per due patologie in rapida crescita: la steatosi epatica (nota anche come MASLD) e le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) nei bambini.
Fegato grasso infantile: dati, rischi e approcci terapeutici
La steatosi epatica pediatrica colpisce dal 2 al 3% della popolazione infantile, ma la percentuale sale a circa un terzo dei bambini con sovrappeso o obesità. Si tratta della patologia epatica più frequente nella prima infanzia e, sebbene spesso asintomatica, è associata a un aumento di dieci volte del rischio di diabete di tipo 2 e di malattie cardiovascolari già in età giovane. Nei decenni successivi, la condizione può evolvere verso la cirrosi e, nei casi più gravi, richiedere un trapianto di fegato.
Diagnosi precoce e strumenti non invasivi
L’individuazione tempestiva è fondamentale. Oggi è possibile ricorrere a tecniche d’imaging avanzate, come l’elastografia a onde di shear, che permettono di valutare il grado di infiltrazione lipidica senza ricorrere a biopsie invasive. La diagnosi precoce consente di intervenire prima che la steatosi si trasformi in steatoepatite e fibrosi avanzata.
Terapie emergenti: agonisti GLP-1 e prospettive future
Al momento non esiste un farmaco specificamente autorizzato per la steatosi epatica in età pediatrica. Tuttavia, gli studi più recenti hanno valutato gli agonisti del recettore GLP-1 già impiegati nel trattamento dell’obesità. La semaglutide, somministrata a adolescenti con indice di massa corporea elevato, ha prodotto una riduzione media del 16% dell’IMC rispetto allo 0,6% del placebo. Negli adulti con steatoepatite metabolica, la stessa molecola ha migliorato l’infiammazione epatica in circa il 63% dei casi, riducendo anche la fibrosi. L’EMA ha avviato uno sviluppo pediatrico a partire dagli otto anni, ma restano aperte questioni cruciali: sicurezza a lungo termine, ritorno del peso al termine del trattamento, mancanza di rimborsi e il potenziale impatto sui comportamenti alimentari.
Malattie infiammatorie croniche intestinali: la nutrizione al centro del trattamento
Le MICI, comprendenti il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, interessano 1-2 bambini ogni 100.000 e mostrano una crescita costante nei paesi occidentali, in parte legata a stili di vita moderni e all’uso eccessivo di antibiotici nei primi anni di vita. L’età di esordio più frequente è compresa tra i 10 e i 12 anni.
Nutrizione enterale esclusiva: il primo passo verso la remissione
Per i pazienti pediatrici affetti da Crohn, la nutrizione enterale esclusiva (NEE) è la terapia di prima scelta. Consiste nella sostituzione totale dell’alimentazione orale per alcune settimane con una formula nutrizionale completa, capace di spegnere l’infiammazione senza ricorrere a cortisonici. Una coorte nazionale di 649 bambini ha mostrato che il 77% dei soggetti ha seguito la NEE, con tassi di remissione comparabili a quelli ottenuti con i farmaci anti-TNF. La sfida principale è l’aderenza, soprattutto negli adolescenti, per i quali il regime liquido può risultare difficile da sostenere.
Diete solide come alternativa: la Crohn’s Disease Exclusion Diet
Per superare le difficoltà di compliance, la ricerca sta valutando diete basate su alimenti solidi. La Crohn’s Disease Exclusion Diet (CDED) elimina cibi potenzialmente pro-infiammatori (cereali, latticini, additivi) e favorisce fonti di proteine magre, frutta e verdura a basso contenuto di fibra. Nei casi di lieve-moderata gravità, la CDED ha mostrato tassi di remissione simili alla NEE, ma con una maggiore accettabilità da parte dei giovani pazienti.
I farmaci biologici, come gli anti-TNF, non sostituiscono la nutrizione ma la completano nelle forme più aggressive o nei pazienti a rischio. Tuttavia, è fondamentale gestire le diete restrittive con cautela: le evidenze a lungo termine sono limitate e un regime troppo rigido può favorire l’insorgenza di disturbi del comportamento alimentare. L’approccio consigliato è quello di una alimentazione varia e bilanciata supervisionata da un dietista esperto in MICI pediatriche, in un contesto multidisciplinare.
Verso una medicina pediatrica integrata: il nuovo paradigma “cibo come cura”
Il messaggio chiave emerso dal congresso è la necessità di superare la visione tradizionale del cibo come mero supporto. Nella steatosi epatica la modifica dello stile di vita rimane il fondamento, ma la ricerca farmacologica sta aprendo nuove strade. Nelle malattie infiammatorie croniche intestinali la nutrizione diventa immediatamente terapeutica, con protocolli che possono indurre la remissione senza cortisonici. Entrambe le patologie dimostrano quanto la nutrizione sia ora un elemento imprescindibile nella gestione clinica dei bambini, richiedendo personalizzazione, monitoraggio continuo e collaborazione tra gastroenterologi, epatologi, nutrizionisti e psicologi.



