Salta al contenuto
13 Luglio 2026

Come l’ossessione per il benessere personale riflette le ansie della società moderna

Scopri come la ricerca della perfezione fisica e mentale nasconde paure più profonde e come la società moderna influisce su queste tendenze

Come l'ossessione per il benessere personale riflette le ansie della società moderna

In un’epoca caratterizzata da incertezza economicacambiamenti climatici e instabilità geopolitica la ricerca di certezza diventa una priorità. Di fronte a un mondo che sembra sfuggire al nostro controllo, molti si rifugiano nell’auto-ottimizzazione un fenomeno che va ben oltre la semplice cura di sé.

Questa tendenza, apparentemente innocua, nasconde una strategia di difesa contro l’angoscia generata da un contesto precario. L’illusione di poter controllare il proprio corpo, le proprie abitudini e i propri parametri fisiologici diventa un modo per affrontare l’insicurezza che permea la società moderna.

Il paradosso del controllo personale

L’auto-ottimizzazione si manifesta attraverso una serie di pratiche che vanno dall’alimentazione alla fitness dal sonno alla meditazione. Queste attività, spesso monitorate attraverso app e dispositivi tecnologici creano l’illusione di avere il controllo sulla propria vita.

Tuttavia, questa ricerca di perfezione può trasformarsi in una trappola. L’asticella delle aspettative si alza costantemente, portando a un ciclo senza fine di auto-sfruttamento. Inoltre, la condivisione di questi risultati sui social media può alimentare un senso di competizione e insicurezza.

Il Panopticon moderno: sorveglianza e autocontrollo

Per comprendere meglio questo fenomeno, è utile riprendere il concetto di Panopticon un modello di carcere ideato da Jeremy Bentham e analizzato da Michel Foucault. In questo sistema, i detenuti sono sempre visibili, ma non sanno mai se qualcuno li sta osservando. Questo crea un meccanismo di autocontrollo che va ben oltre la semplice sorveglianza.

Oggi, questo principio si applica alla società della prestazione dove l’autocontrollo diventa una forma di auto-sfruttamento. La pressione per migliorarsi continuamente può portare a burnout e depressione dimostrando come il desiderio di controllo possa trasformarsi in una fonte di stress.

Il ruolo dei social media

I social media giocano un ruolo cruciale in questo meccanismo. Da un lato, riflettono le paure e le insicurezze delle persone, amplificandole. Dall’altro, modellano la mente attraverso algoritmi che promuovono contenuti estremi e polarizzanti.

Questo crea un caos cognitivo dove le informazioni contraddittorie disorientano e radicalizzano. La ricerca di benessere diventa così una questione complessa influenzata da fattori esterni che vanno ben oltre il controllo individuale.

La politica della cura

Di fronte a queste sfide, è importante riscoprire il valore della cura. Questo concetto va oltre la semplice assistenza sanitaria rappresentando un principio di convivenza civile. Prendersi cura delle persone, delle relazioni e dell’ambiente è fondamentale per affrontare le sfide della società moderna.

La politica dovrebbe riscoprire questa parola quasi scomparsa dal suo vocabolario. Prendersi cura delle persone, delle relazioni, dei quartieri, della scuola, dell’ambiente, del lavoro, della sanità pubblica, delle famiglie, di chi nasce, di chi invecchia, di chi vive una disabilità, di chi è rimasto solo. Perché il contrario della cura non è la malattia. Il contrario della cura è l’abbandono. Ed è proprio l’abbandono la malattia civile più grave del nostro tempo.

Le cure palliative mi hanno insegnato anche un’altra parola che la politica sembra avere dimenticato: limite. Viviamo in un tempo nel quale tutti promettono tutto. La politica è diventata troppo spesso una competizione a chi offre l’illusione più seducente. La medicina, invece, educa alla verità. Ci insegna che non tutto può essere guarito, ma tutto può essere curato.

Riconoscere un limite non significa arrendersi. Significa assumersi la responsabilità di ciò che è possibile fare. Anche la politica dovrebbe ritrovare questa umiltà e dire la verità ai cittadini, smettere di alimentare aspettative impossibili, scegliere con serietà le priorità. Ogni promessa irrealizzabile genera una delusione e ogni delusione allontana un cittadino dalla democrazia e dal voto.

Forse la politica dovrebbe imparare proprio da questo. Le grandi questioni del nostro tempo non sono né di destra né di sinistra. L’invecchiamento della popolazione, la denatalità, la crisi della sanità pubblica, la non autosufficienza, la salute mentale dei giovani, le disuguaglianze, la povertà educativa, la transizione ecologica, la solitudine sono ferite aperte della nostra società e davanti a una ferita la prima domanda non dovrebbe essere: «Di chi è la colpa?». Dovrebbe essere: «Chi comincia a curarla?»

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.