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10 Giugno 2026

Riforma della medicina generale sospesa: pericolo per l’apertura delle Case di comunità

Il governo ha temporaneamente accantonato il decreto pensato per fornire personale alle oltre mille Case di comunità del Pnrr, con critiche interne alla maggioranza, timori della premier e la promessa del ministro Schillaci di cercare una soluzione condivisa

Riforma della medicina generale sospesa: pericolo per l'apertura delle Case di comunità

Il 6 giugno 2026 il governo ha sospeso il decreto predisposto per riorganizzare la medicina generale in vista dell’apertura delle Case di comunità previste dal Pnrr. L’intenzione originaria era creare un canale di assunzione per integrare il personale richiesto dalle nuove strutture territoriali: una misura che avrebbe inciso su ruolo e contratto dei medici di famiglia.

Nonostante l’accordo formale raggiunto con le Regioni, la proposta ha incontrato resistenze nella maggioranza e una reazione netta della categoria medica, spingendo l’Esecutivo a congelare il provvedimento al vaglio. Il rischio immediato è che le strutture, in numero minimo di 1.038aprano senza organico adeguato, esponendo il paese a verifiche europee sui fondi Pnrr destinati alla sanità.

Le ragioni del congelamento e le posizioni politiche

Il provvedimento, elaborato dal ministro della Salute con i tecnici regionali, prevedeva una soluzione che affiancasse la convenzione tradizionale con un canale di assunzione a tempo determinato o indeterminato per alcuni medici, da impiegare nelle Case di comunità, in particolare dove fosse necessario garantire aperture prolungate sette giorni su sette per almeno 12 ore al giorno. Sebbene le Regioni avessero espresso parere favorevole all’unanimità, nel corso delle ultime settimane sono emerse frizioni all’interno della maggioranza.

Fonti di governo riferiscono che la prima a manifestare dubbi sarebbe stata la premier, la quale in incontri a margine del Consiglio dei ministri ha sollevato perplessità rispetto alla strada scelta. Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno mostrato riserve pubbliche o private, con la conseguenza che il decreto è stato rimandato per evitare una spaccatura politica.

Il ministro Schillaci e la promessa di una mediazione

Dal palco di un evento pubblico il ministro Orazio Schillaci ha dichiarato: “Io sono convinto che troveremo una quadra”, ribadendo l’obiettivo di tutelare la salute pubblica e di modernizzare il Servizio sanitario nazionale. Schillaci ha inoltre sottolineato la necessità di rendere più attrattiva la professione del medico di base attraverso una formazione di livello universitario e una rivalutazione contrattuale rispetto ad altre specializzazioni.

Impatto sulle Case di comunità e vincoli europei

Le Case di comunità, progettate come ambulatori territoriali capaci di offrire visite, esami e attività di prevenzione, sono finanziate con circa 2 miliardi stanziati dall’Unione europea attraverso il Pnrr. L’apertura delle strutture è programmata a fine giugno 2026, ma il nodo è garantire non solo le sedi fisiche ma anche il loro funzionamento operativo.

Se Bruxelles valuterà che le strutture non sono operative nella loro piena funzione, esiste il rischio che i fondi vengano oggetto di contestazione e, in ultima istanza, richiesti indietro. Per questo motivo la questione del personale non è mera burocrazia: riguarda la capacità di rispettare gli impegni finanziari e i target temporali del piano nazionale.

Le alternative sul tavolo e le tempistiche contrattuali

Di fronte alla contrarietà dei medici di medicina generale alla dipendenza pubblica, è circolata l’ipotesi di inserire nella prossima convenzione nazionale 2026-2027 un impegno orario minimo, ad esempio sei ore settimanali da svolgere nelle Case di comunità. Tuttavia, qualsiasi modifica contrattuale richiede l’intesa nazionale e poi accordi regionali, passaggi che rischiano di non rispettare i tempi stretti imposti dall’apertura prevista delle strutture.

La categoria dei medici, che tradizionalmente opera come libera professione convenzionataha mostrato forte opposizione a forme obbligatorie di dipendenza, sostenendo che la convenzione sia il perimetro essenziale per preservare il rapporto fiduciario con il paziente.

Reazioni politiche e critiche esterne

Il sottosegretario alla Salute ha assicurato che le Case di comunità saranno comunque aperte nei tempi previsti, contando sulla collaborazione volontaria dei medici di medicina generale. Dall’altra parte, esponenti dell’opposizione hanno attaccato la gestione della vicenda come l’ultimo esempio di inefficienza nella sanità pubblica e hanno sollevato interrogativi su possibili conflitti di interesse legati all’ente di previdenza dei medici, che gestisce risorse ingenti e può essere coinvolto in riforme che incidono sui suoi equilibri.

Nel dibattito pubblico è riemersa anche la voce di professionisti e cittadini critici, secondo i quali l’uso dei fondi Pnrr per strutture territoriali non può sostituire una riforma organica delle liste di attesa e dell’organizzazione del territorio. Proposte affrettate rischiano di alimentare sfiducia tra medici e pazienti e di lasciare vuoti operativi proprio dove servirebbero risposte concrete.

In assenza di un provvedimento definitivo, la partita resta aperta: il governo parla di mediazione e revisione, le Regioni attendono indicazioni chiare per organizzare i servizi e i medici valutano le garanzie professionali prima di aderire a nuovi schemi di lavoro.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.