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Il 15 aprile 2026 la Commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio, presieduta da Martina Semenzato, ha approvato all’unanimità una relazione che mette al centro la violenza economica come nodo cruciale da affrontare. Frutto di un ciclo di 93 audizioni e di un lavoro bipartisan, il documento propone 14 considerazioni finali pensate per offrire al legislatore e agli operatori strumenti concreti di prevenzione, tutela e ripristino dell’autonomia delle vittime.
Tra i contributi tecnici figurano i nomi di Martina Parisse, Valerio de Gioia e Linda Laura Sabbadini, che hanno supportato la stesura e l’analisi statistica dei dati raccolti.
Perché riconoscere la violenza economica
La relazione richiama l’attenzione sul fatto che la violenza economica spesso si manifesta in forme sottili ma capaci di annullare le possibilità di scelta della vittima: dal controllo rigido delle piccole spese alla limitazione dell’accesso al denaro e ai beni comuni.
Il testo suggerisce di definire per legge questo fenomeno come una modalità di privazione della libertà economica e di controllo coercitivo, per facilitarne l’individuazione nei procedimenti giudiziari e nelle procedure di protezione. Anche le parole del Primo Presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, durante l’apertura dell’anno giudiziario 2026 sono citate a sostegno dell’urgenza di una disciplina specifica.
Proposte sul piano penale
Tra le proposte specifiche si segnala l’inserimento del concetto di violenza economica nel perimetro dell’articolo 572 del codice penale (maltrattamenti in famiglia) e la creazione di una fattispecie autonoma per il controllo coercitivo, volta a sanzionare anche comportamenti ossessivi di monitoraggio delle spese.
Il documento indica inoltre di escludere certe fattispecie dall’applicazione della causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis, nonché di estendere il patrocinio a spese dello Stato alle persone offese dai reati collegati, indipendentemente dal reddito, per assicurare assistenza legale immediata e gratuita.
Strumenti di prevenzione e educazione
La relazione insiste su interventi formativi: rafforzare la educazione finanziaria e introdurre nei percorsi scolastici e universitari moduli dedicati all’autonomia economica di genere. L’obiettivo è costruire consapevolezza su temi come gestione del denaro, patrimonio familiare e diritti contrattuali, in modo da ridurre la vulnerabilità preventiva delle persone a rischio. Tra le misure proposte compaiono anche campagne informative, accordi tra istituti bancari e istituzioni per facilitare l’accesso a servizi sicuri e la promozione di indicatori di rendicontazione per le imprese, con meccanismi premianti per chi adotta pratiche virtuose.
Strumenti economici e servizi di sostegno
Il pacchetto di misure include la creazione di una guida ai sostegni economici per le vittime, agevolazioni fiscali dedicate, l’istituzione di sportelli specializzati sul territorio e un fondo di emergenza per chi subisce violenza economica. Tra le proposte operative si segnala l’obbligo di accreditare la retribuzione su un conto corrente intestato alla lavoratrice, incentivi per il rientro al lavoro dopo la maternità, accesso allo smart working e la valutazione del potenziamento del congedo indennizzato per lavoratrici coinvolte in percorsi di protezione certificati, sia nel pubblico sia nel privato e per le autonome e le lavoratrici domestiche.
Impatto pratico e impegno politico
La relazione rappresenta un tentativo di trasformare un fenomeno spesso invisibile in una serie di risposte coordinate: norme penali, strumenti amministrativi, misure economiche e percorsi educativi. Il testo chiede anche che siano destinati fondi specifici ai centri antiviolenza e che siano valutati accordi sistemici con il sistema bancario. La deputata Martina Semenzato ha dedicato il documento alla nipote Ester, cui ha intestato un conto corrente alla nascita, come gesto simbolico per promuovere l’indipendenza economica delle future generazioni. Il passo compiuto il 15 aprile 2026 vuole aprire la strada a un riconoscimento giuridico e operativo della violenza economica, con misure concrete per sostenere chi decide di uscire da situazioni di abuso.