Nel 2026, il mercato del petfood sta vivendo una trasformazione significativa, con un crescente interesse verso alimenti più salutari per cani e gatti. Questa tendenza riflette le scelte sempre più consapevoli dei proprietari, che cercano di offrire ai loro animali domestici una dieta equilibrata e nutriente.
Secondo recenti analisi, le vendite di alimenti privi di zuccheri e con un contenuto calorico ridotto hanno registrato un aumento notevole. Anche i prodotti etichettati come ‘grain free’ o ‘low grain’ stanno guadagnando popolarità, così come quelli arricchiti con prebiotici e proteine.
L’evoluzione del mercato del petfood
Il mercato del petfood ha superato il miliardo e duecento milioni di euro di vendite nel 2026. I prodotti ‘free from‘ rappresentano una parte significativa di questo mercato, con un fatturato che ha superato i 722 milioni di euro. La nutrizione per gatti ha contribuito in modo particolare a questo trend, mostrando un aumento del 1,9% a valore e del 2,4% a volume.
Non tutte le categorie hanno registrato risultati positivi. Il settore ‘gluten free’ ha subito una contrazione, così come i prodotti contrassegnati come ‘100% italiano’, che hanno registrato un decremento significativo.
Le detrazioni fiscali per le spese veterinarie
Le spese per il cibo speciale per animali domestici, prescritto dal veterinario, non rientrano tra le spese veterinarie detraibili. Tuttavia, in caso di intolleranze alimentari, allergie o patologie specifiche, è possibile che questi costi possano essere considerati.
Le detrazioni fiscali per le spese veterinarie prevedono una detrazione del 19% delle spese medesime, calcolata nel limite massimo di 550 euro l’anno. Questa agevolazione è riconosciuta per le spese relative alle prestazioni professionali del medico veterinario, per l’acquisto dei medicinali prescritti e per le spese per analisi di laboratorio e interventi presso cliniche veterinarie.
La trasparenza nelle etichette del petfood
Le confezioni di molti pet food al salmone mostrano filetti rosa, ma le etichette non chiariscono quali parti del pesce siano davvero utilizzate. Questo solleva dubbi sulla discrepanza tra le immagini sulle confezioni e la materia prima effettiva.
Alcune aziende forniscono informazioni più dettagliate, indicando espressamente l’impiego di filetto di salmone. Tuttavia, la normativa attuale lascia ampi spazi di ambiguità, rendendo difficile per i consumatori comprendere esattamente cosa contenga il prodotto che stanno acquistando.



