In un’epoca in cui la tecnologia ci connette virtualmente, sempre più persone si sentono isolate. In occasione della Giornata mondiale dell’amicizia celebrata il 30 luglio, l’Istituto superiore di sanità (Iss) ha diffuso dati allarmanti sull’impatto della solitudine sulla salute. Secondo un report dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) del 2026, l’isolamento sociale cronico è associato a circa 870.000 decessi ogni anno nel mondo, un numero che equivale a 100 morti ogni ora.
Questo impatto sulla salute è paragonabile a quello del fumo di 15 sigarette al giorno. Tuttavia, le relazioni sociali solide possono aumentare fino al 50% le probabilità di vivere più a lungo, migliorando sia il benessere psicologico che quello fisico.
La solitudine in crescita: un fenomeno globale
La solitudine è un fenomeno in costante aumento. Secondo i dati dell’Oms, una persona su sei nel mondo si sente sola. Tra i giovani, il fenomeno interessa una persona su cinque, mentre nei Paesi a basso reddito coinvolge quasi una persona su quattro. La ricercatrice Ilaria Lega del Centro nazionale per la prevenzione delle malattie e la promozione della salute (Cnapps) dell’Iss sottolinea che non sono solo i cambiamenti demografici e gli stili di vita a incidere, ma anche il modo in cui costruiamo le relazioni oggi.
Per i più giovani, i social media non sono di per sé la causa della solitudine. La differenza la fanno le modalità di utilizzo e la qualità delle esperienze vissute nel contesto virtuale. Se impiegati come spazi di confronto e condivisione, possono rafforzare i legami sociali. Al contrario, un uso passivo o caratterizzato da interazioni negative può accentuare il senso di isolamento.
Gli anziani e la solitudine
Gli anziani rappresentano una fascia di popolazione particolarmente vulnerabile. Sebbene non siano il gruppo che riporta i livelli più elevati di solitudine, sono tra coloro che traggono i maggiori benefici dal mantenimento di relazioni significative e di opportunità di partecipazione alla vita della comunità.
Nuovi strumenti contro l’isolamento sociale
Per contrastare l’isolamento sociale, diversi Paesi stanno sperimentando nuovi strumenti. Nel Regno Unito è stato istituito un ministero della Solitudine mentre in Italia e in altri Paesi si sta diffondendo il modello della prescrizione sociale. Questo approccio permette ai medici di indirizzare i pazienti verso attività come gruppi di cammino, cori, laboratori o iniziative di volontariato, riconoscendo il valore delle relazioni come parte integrante della salute.
La solitudine non è solo uno stato d’animo, ma un vero fattore di rischio per la salute. Può influenzare il cervello, il sistema immunitario, il cuore e persino la longevità. Non a caso, l’Oms e numerose società scientifiche hanno richiamato l’attenzione su quella che molti definiscono una delle nuove emergenze sanitarie del nostro tempo.
Essere soli non significa necessariamente sentirsi soli. La solitudine è una percezione soggettiva di mancanza di relazioni significative e può colpire sia chi vive da solo sia chi è circondato da molte persone. L’isolamento sociale cronico attiva una condizione di stress persistente, aumentando i livelli di cortisolo e di altre sostanze pro-infiammatorie, mentre peggiora la qualità del sonno, la pressione arteriosa e il controllo metabolico.
Numerosi studi hanno collegato la solitudine a un maggiore rischio di depressione, ansia, decadimento cognitivo, demenza, malattie cardiovascolari e mortalità precoce. Anche il sistema immunitario può risentirne, con un’infiammazione cronica di basso grado e un’alterata risposta alle infezioni.
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, oggi la solitudine colpisce anche adolescenti e giovani adulti. L’uso intenso dei social network non sempre sostituisce relazioni autentiche e, in alcune persone, può accentuare il senso di esclusione, il confronto sociale e il disagio psicologico. Tra i fattori di rischio figurano l’uso eccessivo dello smartphone, il cyberbullismo, l’ansia sociale, le difficoltà relazionali, la precarietà lavorativa e universitaria e i disturbi del sonno.
Negli anziani, la solitudine è spesso favorita dalla perdita del coniuge, dalla pensione, dalla riduzione dell’autonomia, dalle malattie croniche e dalla distanza dei familiari. L’isolamento può tradursi in una minore aderenza alle terapie, alimentazione inadeguata, sedentarietà, depressione e maggiore rischio di decadimento cognitivo.
Come mitigare la solitudine
Le evidenze scientifiche indicano che gli interventi più efficaci sono quelli che favoriscono relazioni stabili e significative. Tra le strategie più utili: mantenere una regolare attività fisica, preferibilmente di gruppo; partecipare ad associazioni, centri culturali, parrocchie o attività di volontariato; coltivare hobby condivisi come musica, lettura, giardinaggio e corsi; utilizzare la tecnologia per mantenere i contatti, senza sostituire completamente gli incontri di persona; favorire programmi di socializzazione nelle Case di Comunità.



