La vicenda della famiglia nel bosco continua a suscitare preoccupazioni e critiche. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha espresso forte delusione per la gestione del ricongiungimento dei tre bambini con i genitori, Catherine e Nathan Trevallion. Le critiche riguardano principalmente i tempi burocratici e l’impatto emotivo sui minori.
Il primo cittadino ha sottolineato come l’interesse dei bambini sia stato messo in secondo piano rispetto ai tempi delle istituzioni. “L’interesse dei minori è scivolato all’ultimo posto”, ha dichiarato Masciulli, evidenziando le criticità di un percorso che rischia di trattare i bambini “come scatole”.
Le critiche del sindaco di Palmoli
Il sindaco ha ripercorso le tappe amministrative della vicenda, sottolineando come già dopo l’ordinanza del 20 novembre 2025 molte criticità fossero state risolte. “Abbiamo verificato che già dopo due mesi la casa, la scolarizzazione, le visite mediche e la nomina del pediatra erano state sistemate”, ha spiegato. Nonostante ciò, il ricongiungimento dei minori con i genitori è stato ritardato a causa della consulenza tecnica d’ufficio (CTU) per valutare le competenze genitoriali.
La relazione preliminare del consulente, arrivata a maggio 2026, consigliava già l’avvio di attività preparatorie per il rientro in famiglia. “Ci aspettavamo che tutto il periodo estivo venisse utilizzato in questo senso, per favorire il rientro giornaliero”, ha aggiunto il sindaco. Tuttavia, il provvedimento firmato dal magistrato il 30 luglio è stato notificato solo il 30 agosto, ulteriormente ritardando il processo.
Il piano di rientro graduale
Il piano stabilito dalle autorità prevede un rientro a casa graduale per alcuni giorni alla settimana, che diventerà nei weekend solo a partire da novembre. Una tempistica che solleva forti dubbi nel sindaco Masciulli. “Se queste attività fossero state svolte nei mesi di luglio e agosto, ci saremmo trovati con i bambini non impegnati con la scuola, con le temperature e la luce estiva”, ha dichiarato.
La realtà attuale presenta criticità logistiche e di sicurezza. “Ora questi bambini devono tornare a Palmoli durante la settimana percorrendo circa 40-45 chilometri di strada montana, con problemi di viabilità, per poi fare ritorno a Vasto”, ha spiegato il sindaco. Questo percorso solleva preoccupazioni riguardo all’impatto emotivo per i minori.
“I bambini, come scatole, torneranno a Palmoli dai genitori, poi andranno a Gissi in un ambiente protetto e infine andranno a scuola a Vasto, una scuola cittadina con molti alunni e classi numerose, dove saranno sottoposti alla curiosità degli altri bambini”, ha aggiunto Masciulli.
La scelta della sede scolastica
La critica del sindaco riguarda anche la scelta della sede scolastica. Se i minori avessero frequentato l’istituto di Palmoli, situato a venti metri dall’abitazione messa a disposizione dal Comune, avrebbero trovato “classi da 10 o 11 alunni, compagni che già conoscono e insegnanti che li hanno incontrati durante gli esami”.
Nonostante le amarezza denunciate, c’è comunque un segnale positivo dopo i recenti colloqui tra i servizi sociali, la difesa e i genitori. C’è stato un incontro definito “molto interessante”, che ha aperto uno spiraglio di speranza per il futuro della famiglia.
Intanto, il difensore della famiglia, l’avvocato Simone Pillon, ha depositato reclamo alla Corte di Appello contro il provvedimento del Tribunale minorile. Ha chiesto l’immediato rientro in famiglia dei piccoli e l’ammissione del progetto educativo di homeschooling, supportato da programmi dettagliati e affidato ai due insegnanti messi a disposizione dal Comune.



