Famiglia del bosco: istruzione parentale, perizie e le richieste al tribunale

Un caso complesso che mette in bilico il diritto alla protezione dei minori e il principio di mantenere il nucleo familiare: istruzione, perizie e misure comunali al centro del dibattito

La storia della così detta famiglia del bosco è diventata un caso emblematico che coinvolge decisioni giudiziarie, supporti educativi e valutazioni psicologiche. I tre figli sono stati trasferiti il 20 novembre dal casolare nel bosco di Palmoli alla casa famiglia di Vasto su disposizione del tribunale per i minorenni dell’Aquila; da quel momento si è attivato un intreccio di interventi istituzionali e iniziative private per definire il futuro dei bambini.

Il quadro si è complicato quando la madre, Catherine, è stata allontanata dalla struttura di accoglienza il 6 marzo: durante la prima visita ai figli dopo la separazione sarebbe emerso un episodio in cui avrebbe invitato altri ospiti della struttura a manifestare dissenso verso il personale addetto, comportamenti che i servizi sociali stanno ricostruendo in una relazione formale. Nel frattempo, Nathan ha lavorato per ricomporre la vita familiare e ottenere il rientro dei bambini sotto lo stesso tetto.

Percorso educativo e piano di studi

La coppia anglo-australiana aveva optato per un modello di istruzione parentale ispirato al metodo Waldorf-Steiner. In Italia la scelta rientra tra le possibilità previste dalla normativa purché sia garantito l’assolvimento dell’obbligo scolastico; per questo motivo è stato predisposto un piano didattico personalizzato per ciascuno dei minori. Il documento, redatto dalla Fondazione Libera Schola di Milano, è stato consegnato da Nathan al Comune di Palmoli e condiviso con la docente che segue i bambini nella casa famiglia, la maestra Lidia Camilla Vallarolo, 66 anni, impegnata nel loro reinserimento scolastico.

Dettagli del progetto educativo

Il piano contiene programmi tarati sul livello di preparazione di ogni bambino e prevede attività per arrivare preparati agli esami futuri. La Fondazione ha mantenuto un dialogo continuo con i legali della famiglia e ha diffuso una nota pubblicata dalla presidente Erika Di Martino per spiegare il proprio supporto umano e tecnico. È stata inoltre avviata una petizione a sostegno della famiglia, che ha raggiunto 158.974 firme, elemento divenuto parte del dibattito pubblico.

Supporto comunale e soluzioni abitative

Il Comune di Palmoli ha espresso la disponibilità a sostenere economicamente la scuola parentale dei tre minori e ad agevolarne la socializzazione offrendo l’accesso al doposcuola per due o tre giorni alla settimana. In caso di ricongiungimento, le lezioni potrebbero svolgersi in un alloggio messo a disposizione in comodato gratuito dal sindaco per un periodo non superiore a due anni, in attesa che siano conclusi i lavori di bioedilizia nel casolare dove vive Catherine.

Modalità di contatto e visite

Da quando la madre è stata separata dalla famiglia, gli incontri in presenza sono stati limitati: Catherine ha potuto vedere i figli una sola volta in presenza (in un colloquio della durata di circa cinque ore) e da allora i contatti sono avvenuti soprattutto tramite videochiamate. Per contro, Nathan ha usufruito di visite come quella nel giorno di Pasqua, mentre alla madre in quella occasione è stato negato l’incontro, contribuendo alle tensioni riportate nelle relazioni ufficiali.

Perizie psicologiche e richiesta di ricongiungimento

Due periti di parte, Tonino Cantelmi e Martina Aiello, hanno depositato al tribunale dei minorenni dell’Aquila una relazione il 3 aprile in cui si sottolinea l’assenza di condotte abusive documentate da parte della madre e la persistenza di effetti traumatici nei minori dovuti alla separazione dalle figure genitoriali. I consulenti avvertono che il mantenimento dell’attuale assetto relazionale, privo di adeguate misure di accompagnamento, rischia di consolidare reazioni traumatiche e di provocare nuovi danni alla salute mentale dei bambini.

Argomentazioni della difesa

Gli avvocati difensori, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno richiamato l’attenzione su documenti e elementi che, secondo loro, non avrebbero trovato sufficiente considerazione nei provvedimenti: dalle certificazioni delle vaccinazioni al contributo alla socializzazione attraverso il doposcuola, dal programma didattico svolto alle relazioni della maestra, fino alla disponibilità dell’alloggio offerto dal sindaco. Questi elementi sono richiamati come fattori da valutare nel complesso processo decisionale.

La vicenda rimane in evoluzione e mette in luca il delicato equilibrio tra la protezione dei minori e il diritto al mantenimento del nucleo familiare. Le perizie, il piano educativo e le iniziative locali compongono una serie di elementi che il tribunale dovrà valutare attentamente per stabilire le misure più adeguate a tutela della salute psicologica dei bambini. In questo contesto, il tema del ricongiungimento familiare appare centrale e controverso, richiedendo decisioni che tengano conto sia delle valutazioni cliniche sia delle garanzie di sicurezza.

Scritto da Valentina Marchetti

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