Il sistema dei gettonisti nel Servizio Sanitario Nazionale è sotto i riflettori dopo l’approvazione del decreto PA del 2026. Questo decreto, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 7 agosto, ha suscitato molte discussioni riguardo al futuro di questi professionisti che coprono turni di emergenza-urgenza attraverso cooperative o partite IVA.
Con l’avvicinarsi dei test di ingresso per le professioni sanitarie, previsti per il 16 settembre, la carenza di personale diventa sempre più evidente. I gettonisti rappresentano una soluzione temporanea, ma le nuove regole potrebbero cambiare radicalmente il panorama.
Le aspettative e le delusioni del decreto PA
Una bozza del decreto PA, circolata a inizio agosto, aveva suscitato grande clamore. L’articolo 4 prevedeva la possibilità per le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale di affidare a terzi i servizi di emergenza-urgenza fino al 30 giugno 2027, con proroghe di massimo dodici mesi. Tuttavia, nella versione definitiva del decreto, questa norma non è stata inclusa.
Il decreto legge n. 144/2026, in vigore dall’8 agosto, contiene ventisei articoli, ma solo il quarto è dedicato alla sanità. Questo articolo dispone la nomina di un commissario straordinario per la gestione dei materiali acquisiti durante l’emergenza pandemica. Il commissario avrà un compenso di 40 mila euro annui e opererà in deroga al codice dei contratti pubblici e a parte della disciplina ambientale.
Le misure che non ce l’hanno fatta
Secondo fonti specializzate, due misure importanti sono state escluse dal provvedimento finale: l’aumento del 3,68% delle tariffe massime per l’assistenza ospedaliera per acuti e la proroga al 30 giugno 2027 per i gettonisti. Il ministero della Salute aveva espresso forti riserve su quest’ultima, confermando che la scadenza resta quella già prevista.
Le regole attuali per i gettonisti
Attualmente, le regole sono stabilite dal decreto legge n. 34/2026, convertito dalla legge n. 56/2026. L’articolo 10 stabilisce che le aziende e gli enti del Servizio Sanitario Nazionale possono affidare a terzi i servizi medici e infermieristici solo in caso di necessità e urgenza, senza possibilità di proroga, e soltanto dopo aver verificato l’impossibilità di utilizzare personale già in servizio.
La durata dell’affidamento non può superare i dodici mesi. Inoltre, il personale sanitario che interrompe volontariamente il rapporto di lavoro dipendente con una struttura pubblica per andare a lavorare da un operatore economico privato non può chiedere successivamente la ricostituzione del rapporto con il Servizio Sanitario Nazionale.
Il decreto del ministro della Salute del 17 giugno 2026 ha fissato specifiche tecniche, prezzi di riferimento e standard di qualità per i servizi affidati a terzi. Le date della stretta finale sono state concordate: il divieto pieno di stipulare nuovi contratti è scattato il 31 luglio 2026, con un’unica estensione in deroga di dodici mesi per i reparti in maggiore affanno, scaduta il 31 luglio 2026 e non rinnovata.
Le possibilità di una proroga
Il decreto ha ora sessanta giorni per essere convertito in legge e, in quella fase, può essere emendato. La possibilità che l’articolo tolto dalla bozza rientri per via parlamentare è concreta. Alcune consigliere regionali venete hanno dichiarato che il Governo si sta preparando a presentare la proroga su richiesta di alcune Regioni in difficoltà.
Secondo i dati della Società italiana di medicina d’emergenza-urgenza aggiornati al 2026, mancano circa 5 mila medici dell’emergenza-urgenza, che diventano circa 6 mila nei mesi estivi e sfiorano i 7 mila nel picco di agosto. Solo il 31% delle strutture dispone di un organico adeguato.
Un rapporto pubblicato a giugno dall’Autorità nazionale anticorruzione quantifica il fenomeno in 1 miliardo e 64 milioni di euro di domanda pubblica nel biennio 2026-2026. Questi numeri evidenziano l’urgenza di trovare soluzioni durature per la carenza di personale sanitario.



