In un’epoca in cui la sanità pubblica cerca di adattarsi alle esigenze crescenti della popolazione, la Regione Toscana sta implementando una serie di servizi territoriali per garantire continuità assistenziale ai pazienti fragili dopo le dimissioni ospedaliere. Questo sistema, finanziato dal Pnrr e regolato dal Dm 77/2026, mira a creare una rete di supporto che vada oltre le mura dell’ospedale, coinvolgendo medici di base, servizi domiciliari e strutture residenziali.
La Centrale operativa territoriale: il cuore della riorganizzazione
Al centro di questa riorganizzazione c’è la Centrale operativa territoriale (Cot) una struttura che funge da hub per la gestione dei percorsi assistenziali post-dimissioni. Situata all’interno dell’area del San Niccolò a Siena, la Cot coordina i servizi sanitari e sociosanitari locali, facilitando la transizione del paziente dall’ospedale alla casa o a una struttura residenziale. “La Cot valuta il bisogno del paziente sia nel breve che nel lungo periodo”, spiega Lorenzo Baragatti, direttore Zona distretto Senese dell’Asl. “Gestiamo la transizione, monitoriamo i percorsi e prenotiamo prestazioni o cure domiciliari in base alle esigenze del cittadino.”
Le strutture di supporto: Adi e Pua
Oltre alla Cot, altre due strutture giocano un ruolo cruciale nella presa in carico del paziente fuori dall’ospedale: l’Assistenza domiciliare integrata (Adi) e il Punto unico di accesso (Pua). L’Adi, con sede attualmente in via Paolo Frajese, offre supporto sanitario a domicilio grazie a personale infermieristico e fisioterapico. “L’Adi può essere attivata sia dall’ospedale che dal medico di famiglia”, precisa Baragatti. “Tuttavia, non fornisce assistenza h24, ma interventi puntuali in un dato periodo.”
Per i bisogni a lungo termine, come nel caso delle cronicità, i pazienti o i loro familiari possono rivolgersi al Pua, situato nella Casa della Comunità a Pian d’Ovile. “Il Pua è il primo punto di ascolto, orientamento e valutazione del bisogno”, continua Baragatti. “Attraverso l’Unità di valutazione multidimensionale (Uvm), avviamo percorsi di sostegno socio-sanitari personalizzati.”
Il sostegno alle fragilità: la rete di prossimità
Oltre all’assistenza sanitaria, le persone fragili o non autosufficienti necessitano spesso di supporto non sanitario a domicilio. Per rispondere a questa esigenza, la Regione Toscana ha introdotto il servizio di sostegno fragilità anziani attivabile tramite un numero regionale dedicato. “Un operatore della Società della salute locale valuta a domicilio la necessità e, se ci sono i requisiti, prevede un contributo economico per un massimo di 30 ore iniziali”, spiega Baragatti. “Successivamente, il paziente viene messo in contatto con il Centro per l’impiego per la selezione del personale di assistenza.”
Questa rete di prossimità rappresenta un passo significativo verso una sanità più integrata e centrata sul paziente, capace di rispondere alle esigenze complesse delle persone fragili anche dopo le dimissioni ospedaliere.



