In un’epoca in cui le scelte di vita si stanno sempre più diversificando, il congelamento degli ovociti noto anche come social freezing sta diventando una pratica sempre più comune tra le donne italiane. Questo metodo, che permette di preservare la fertilità per un uso futuro, sta riscuotendo un crescente interesse, soprattutto tra le giovani professioniste e le donne che desiderano posticipare la maternità per motivi personali o lavorativi.
Il fenomeno è particolarmente evidente in regioni come il Veneto, la Puglia e la Toscana, dove sono stati avviati programmi di sostegno economico per rendere questa opzione più accessibile. Ma come funziona esattamente il social freezing? Quali sono i costi e le procedure coinvolte? E, soprattutto, quali sono le prospettive di successo?
Il social freezing in Veneto: numeri e tendenze
Nel Veneto, il ricorso al congelamento degli ovociti è in costante aumento. Secondo i dati raccolti dai centri di medicina della riproduzione, come Arcster a Mestre e Tethys a Verona, il numero di procedure è raddoppiato nel corso del 2026. Questo trend riflette una maggiore consapevolezza tra le donne riguardo alla propria fertilità e alla possibilità di preservarla per il futuro.
Il processo di congelamento degli ovociti inizia con una serie di esami ormonali ed ecografici per valutare la riserva ovarica. Successivamente, le donne subiscono una stimolazione ovarica con farmaci iniettivi per un periodo di 10-14 giorni, seguita da un intervento mininvasivo per il prelievo degli ovociti. Questi vengono poi congelati in azoto liquido, dove possono essere conservati per un tempo potenzialmente illimitato.
L’importanza dell’età nel social freezing
Uno degli aspetti più critici del social freezing è l’età della donna al momento del prelievo degli ovociti. Come spiega la dottoressa Francesca Parissone ginecologa specialista in medicina della riproduzione del centro Tethys di Verona, le probabilità di successo della fecondazione in vitro con ovociti congelati dipendono fortemente dall’età della donna al momento della crioconservazione. Le probabilità di successo possono arrivare fino all’80%, ma solo se il prelievo viene effettuato prima dei 36 anni.
Il dottor Riccardo Favero ginecologo di Arcster, sottolinea che congelare gli ovociti a 30 anni offre prospettive di successo molto più elevate rispetto a farlo a 39 anni, quando le alterazioni cromosomiche aumentano significativamente. Questo rende il social freezing una scelta strategica per le donne che desiderano preservare la loro fertilità in giovane età.
I costi del social freezing e i sostegni regionali
Il costo del social freezing può variare notevolmente a seconda del centro e delle procedure coinvolte. A Mestre, ad esempio, il prezzo parte da 2.750 euro, che includono i primi due anni di mantenimento. Tuttavia, i costi possono salire fino a 5.000 euro o più, a seconda delle gonadotropine utilizzate, che non sono coperte dal Servizio sanitario nazionale se non per motivi medici urgenti.
Nonostante i costi elevati, il trend del social freezing continua a crescere, grazie anche ai sostegni economici offerti da alcune regioni italiane. La Puglia, ad esempio, è stata una delle prime regioni a introdurre un contributo di 3.000 euro per le donne con un reddito Isee inferiore ai 30.000 euro. Questo sostegno ha permesso a oltre cento donne pugliesi di accedere al social freezing senza dover sostenere l’intero costo della procedura.
La Toscana ha seguito l’esempio della Puglia, stanziando 550.000 euro per i prossimi tre anni per sostenere il social freezing. Questo contributo, che può arrivare fino a 3.000 euro per donna, è destinato alle residenti in Toscana da almeno un anno con un Isee inferiore ai 30.000 euro. La misura è stata accolta con entusiasmo, soprattutto tra le giovani professioniste che desiderano posticipare la maternità per motivi lavorativi.
Le sfide future del social freezing
Nonostante i progressi, il social freezing presenta ancora alcune sfide. Una delle principali è la necessità di una maggiore consapevolezza tra le donne riguardo alla propria fertilità e alle opzioni disponibili per preservarla. Inoltre, la legge italiana attuale limita l’accesso alla fecondazione in vitro solo alle coppie eterosessuali conviventi, il che può rappresentare un ostacolo per le donne single che desiderano utilizzare i loro ovociti congelati.
Tuttavia, il crescente interesse per il social freezing e i sostegni economici offerti dalle regioni rappresentano un passo importante verso una maggiore inclusività e accessibilità di questa pratica. Con il tempo, si spera che sempre più donne possano beneficiare di questa opzione per realizzare il loro progetto di maternità in modo consapevole e sicuro.



