Sara Manfuso, opinionista e madre, ha recentemente condiviso un insegnamento che considera fondamentale per la crescita della figlia Lucrezia: non cercare di piacere a tutti. Questo messaggio, apparentemente semplice, nasconde una profondità che riflette la sua esperienza personale e professionale.
Manfuso, che ha costruito la sua carriera su posizioni spesso divisive, sa bene il peso del giudizio pubblico. La sua esperienza le ha insegnato che l’approvazione universale è un’utopia e che crescere significa imparare a convivere con le critiche senza farle diventare un giudizio sul proprio valore.
L’importanza di non cercare l’approvazione di tutti
Il consiglio di Manfuso a Lucrezia è nato dalla consapevolezza che il dissenso non deve essere visto come un fallimento. Ascoltare le critiche è importante, ma altrettanto lo è non modificare se stessi solo per ottenere approvazione. Questo principio è particolarmente rilevante per i giovani, che vivono in un mondo dove i social network trasformano il consenso in qualcosa di visibile e misurabile.
Lucrezia, nata dalla precedente relazione di Manfuso con Alfredo D’Attorre, è al centro della vita privata dell’opinionista. Attualmente, Manfuso è sposata con Andrea Romano, con cui ha condiviso momenti importanti della sua vita. La sua esperienza di madre le ha insegnato che proteggere una figlia non significa eliminare gli ostacoli, ma prepararla ad affrontarli.
Il carico mentale delle mamme: come riconoscerlo e ridurlo
Essere genitori significa occuparsi di molte attività, ma una parte del lavoro familiare non è visibile: il cosiddetto carico mentale. Questo termine si riferisce all’insieme delle attività cognitive necessarie per mandare avanti la vita familiare, come ricordare appuntamenti, organizzare i pasti e coordinare le esigenze di tutta la famiglia.
Quando queste responsabilità si concentrano su una sola persona, spesso la mamma, la sensazione di avere continuamente qualcosa a cui pensare può diventare fonte di stress e affaticamento. Per questo, è importante riconoscere i segnali di un carico mentale squilibrato e trovare strategie per distribuirlo in modo più equilibrato.
Come accorgersi di avere tutto il carico su di sé
Alcuni segnali possono aiutare a riconoscere uno squilibrio nel carico mentale:
- Sei quasi sempre tu a dover ricordare le cose agli altri.
- Fai fatica a ‘staccare’ mentalmente, continuando a pensare a ciò che manca e alle scadenze.
- Ti senti responsabile se qualcosa va storto.
- Sei la persona a cui tutti chiedono informazioni.
- Il tempo libero degli altri richiede il tuo lavoro organizzativo.
- Delegare non ti fa sentire davvero sollevata.
Riconoscere questi segnali è il primo passo per individuare ciò che può essere condiviso e alleggerito. Parlare di carico mentale significa andare oltre la semplice domanda Chi fa cosa? e chiedersi anche Chi deve pensarci?.
La scrittura come strumento di riflessione
In un’epoca in cui la memoria personale non si affida più solo ai diari, il desiderio di dare una forma al proprio vissuto continua ad assumere espressioni sempre nuove. La scrittrice Sheila Heti, nota per il suo libro Maternità ha tenuto un diario quotidiano per oltre dieci anni. Al momento di trasformarlo in un libro, ha scelto di riorganizzarlo in ordine alfabetico, dissolvendo la successione degli eventi per lasciare emergere associazioni e ricorrenze.
Il risultato è un’opera che procede dalla A alla Z, raccogliendo frasi che iniziano con la stessa lettera. Questo approccio ha permesso a Heti di esplorare temi come l’amore, l’amicizia, l’arte e il senso del tempo in modo non lineare. La sua scrittura, diretta e senza filtri, alterna episodi quotidiani a riflessioni profonde sulla natura del pensiero e dell’esperienza umana.
Heti ha iniziato a tenere un diario dopo il divorzio, e il suo lavoro riflette la consapevolezza che l’universo permette alle cose di finire. La sua scrittura diventa così uno strumento per esplorare l’ambivalenza e il senso di perdita, trasformando il materiale quotidiano in letteratura.
Il libro di Heti nasce dalla consapevolezza che il materiale quotidiano può diventare letteratura quando viene riorganizzato con uno sguardo capace di trovare connessioni inattese. I frammenti, sottratti al loro contesto originario e ricomposti secondo un nuovo criterio, mostrano come il significato di un’esperienza non dipenda necessariamente dalla successione degli eventi, bensì dalle relazioni che si instaurano tra ricordi, parole e immagini.



