In Italia, le scelte delle mamme riguardo all’allattamento al seno e al parto naturale sono fortemente influenzate dall’informazione e dall’assistenza ricevuta. Una ricerca condotta nel 2002 dall’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con 60 ASL di 15 regioni e Province Autonome Italiane, ha intervistato oltre settemila donne a un anno dal parto, rivelando differenze significative tra Nord e Sud del Paese.
L’indagine ha mostrato che le donne informate e assistite adeguatamente allattano più precocemente e più a lungo al seno, e partoriscono più spesso per via naturale. Tuttavia, persiste un eccesso di medicalizzazione, con troppe ecografie e troppi cesarei, nonostante oltre la metà delle gravidanze abbia un decorso fisiologico.
L’importanza dell’informazione e dell’assistenza
Solo il 30% delle donne nel nostro Paese partecipa ai corsi di preparazione alla nascita. Di queste, oltre l’80% riceve informazioni adeguate sull’allattamento materno e più del 75% sulle cure neonatali. Meno della metà, tuttavia, viene sufficientemente informata sulle vaccinazioni e su come e quando riprendere i rapporti sessuali.
L’allattamento al seno è risultato essere uno dei frutti principali dell’informazione rilasciata nei consultori familiari. È stato osservato che il 50,6% delle donne che partecipa ai corsi organizzati nei consultori allatta completamente al seno oltre i 3 mesi, contro il 46,7% di coloro che aderiscono ai corsi organizzati presso gli ospedali e il 41,9% di chi si rivolge a strutture private.
Differenze regionali nell’allattamento al seno
La percentuale di donne che allattano al seno oltre i 5 mesi, introducendo nel frattempo latte artificiale, varia dal 64,7% al 60% al 58%. Differenze percentuali sono state osservate anche tra le donne assistite dai consultori o dalle ostetriche e quelle assistite da altre figure professionali: le prime allattano al seno oltre i 5 mesi nel 64% dei casi, le seconde nel 58%.
L’eccesso di medicalizzazione
L’indagine ha evidenziato un ricorso eccessivo alla medicalizzazione. Il 50% delle italiane effettua 4-6 esami ecografici rispetto ai 3 consigliati dal Ministero della Salute e oltre il 30% 7 o più. Una percentuale di donne compresa tra il 21% e il 47% si sottopone a un taglio cesareo, nonostante il 65% delle gravidanze abbia un decorso fisiologico.
Con punte sorprendenti nelle regioni meridionali, dove la partecipazione ai corsi pre-parto è scarsa, l’allattamento al seno meno prolungato nel tempo e le strutture ospedaliere non prevedono che la donna possa scegliere che qualcuno di fiducia assista al parto. L’assistenza dopo la nascita è risultata disomogenea e frammentaria.
I risultati dell’indagine
I risultati dell’indagine mostrano come i consultori familiari si siano dimostrati validi nel prevenire l’eccesso di medicalizzazione e nel promuovere l’allattamento materno. I dati confermano l’importanza delle indicazioni programmatiche del Progetto Obiettivo materno infantile, riprese integralmente nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA).
L’evento nascita rappresenta una formidabile opportunità per i servizi socio-sanitari di favorire la capacità delle donne di gestire le proprie decisioni. La decisione di allattare al seno, soprattutto se prolungata nel tempo, è emblematica di questa capacità, tenendo conto che il 95% delle mamme vuole allattare al seno.
L’eccesso di medicalizzazione, al contrario, oltre a un aumento dei costi, incrementa anche il rischio di problemi iatrogeni, conseguenti agli stessi trattamenti diagnostici o medicamentosi.



