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5 Giugno 2026

Salute mentale a Brescia: numeri, servizi e il progetto Mani Im-Pasto per adolescenti

A Brescia il sistema di salute mentale registra oltre 16mila persone seguite e quasi 200mila interventi in un anno, mentre nasce Mani Im-Pasto, un laboratorio di pizza-terapia per giovani fragili che unisce cucina e supporto psicologico.

Salute mentale a Brescia: numeri, servizi e il progetto Mani Im-Pasto per adolescenti

Il territorio bresciano mostra una domanda di assistenza per la salute mentale in aumento, con numeri che rivelano sia la capacità di risposta dei servizi sia la pressione crescente sul sistema. Nel complesso, la Psichiatria dell’adulto e la Psicologia clinica degli Spedali Civili hanno seguito oltre 16.000 personeerogando quasi 200.000 interventi tra attività ambulatoriali, residenziali e semiresidenziali; dati che fotografano una domanda diffusa e diversificata.

Accanto ai dati numerici emergono iniziative concrete rivolte ai più giovani, tra cui il laboratorio denominato Mani Im-Pastoche utilizza la pratica della preparazione della pizza come strumento di relazione e formazione per adolescenti con fragilità psicologiche. Il progetto mette in rete figure della ristorazione e professionisti della salute mentale per promuovere inclusione sociale e percorsi di accompagnamento.

Struttura e capacità del dipartimento di salute mentale a Brescia

Il Dipartimento di Salute mentale e delle dipendenze degli Spedali Civili coordina un sistema articolato che comprende due reparti di Psichiatria dell’adulto dislocati a Brescia e Montichiari, con circa 1.291 ricoveri registrati in un anno, oltre a cinque centri psicosocialiambulatori periferici e strutture residenziali riabilitative. Alla guida scientifica del dipartimento figura il professor Antonio Vita, docente universitario e figura di rilievo nel panorama psichiatrico nazionale.

Reti integrate: neuropsichiatria, dipendenze e disturbi alimentari

La rete locale include anche la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenzal’area delle dipendenze con i Serd, la Psicologia clinica e un centro regionale pilota per i disturbi dell’alimentazione con sede provinciale a Gussago. Questo insieme di servizi permette di articolare percorsi differenziati tra ospedale, territorio e strutture residenziali, offrendo risposte specifiche per fasce d’età e tipologie di disagio.

Fasce d’età più esposte: infanzia, adolescenza e anziani

Il dato sulla popolazione in età evolutiva è particolarmente significativo: la Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza ha seguito oltre 10.000 bambini e ragazzisegnale che il disagio psicologico e neuropsichiatrico in giovane età rappresenta una delle principali criticità per famiglie, scuole e servizi sanitari. Tra i problemi emergenti si segnalano la disregolazione degli impulsi (con comportamenti autolesivi e tentativi di suicidio), le dipendenzei disturbi dell’alimentazione e i disturbi del neurosviluppo, spesso intercettati più precocemente grazie a una maggiore capacità diagnostica.

Tra gli adulti si registra invece una crescita dei casi di ansia e depressioneuna tendenza che si è consolidata anche dopo le fasi acute dell’emergenza sanitaria e che viene collegata a fattori sociali come solitudineinsicurezza economica e fragilità relazionali. Nel complesso delle oltre 16mila persone seguite, la composizione di genere mostra circa 8.500 donne; gli uomini, pur meno numerosi, tendono a presentare quadri clinici più gravi al momento dell’accesso ai servizi.

Percorsi di cura: dalla consulenza alla presa in carico

I percorsi clinici si sviluppano su più livelli: dalla consulenza richiesta dal medico di medicina generale o da altri specialisti, all’assunzione in cura per episodi depressivi o attacchi di panico, fino alla presa in carico per situazioni complesse che richiedono interventi integrati e continui. Quest’ultima modalità coinvolge equipe multidisciplinari e tiene conto non solo degli aspetti sanitari ma anche delle dimensioni sociali del disagio, come problemi abitativi, relazionali o occupazionali.

Secondo i dati locali la percentuale di persone che interrompono il contatto con i servizi rimane contenuta, attorno al 10%in caso di abbandono il servizio avvia ricontatti per recuperare l’aderenza al percorso. L’utilizzo del Trattamento sanitario obbligatorio è limitato, inferiore al 3% dei ricoveri, un indicatore interpretato come segnale di tenuta delle risorse territoriali.

Transizione dall’età evolutiva all’età adulta

Un nodo cruciale evidenziato dagli operatori riguarda il passaggio dalla Neuropsichiatria dell’infanzia ai servizi per adulti: la transizione può comportare perdita di continuità terapeutica e interrompere percorsi di cura avviati in giovane età. Per attenuare questo rischio, la rete bresciana promuove collaborazioni con scuole, servizi sociali, amministrazioni locali e associazioni di volontariato per intercettare bisogni prima che si trasformino in crisi conclamate.

Mani Im-Pasto: quando la pizza diventa strumento terapeutico e formativo

Tra le risposte innovative al disagio giovanile spicca il laboratorio Mani Im-Pastoideato insieme a un pizzaiolo professionista e a una cooperativa che si occupa di salute mentale in età evolutiva. Il progetto abbina la pratica culinaria — in particolare la preparazione della pizza — a percorsi di supporto psicologico e di socializzazione, con l’obiettivo di ridare fiducia, promuovere abilità manuali e offrire un’opportunità di formazione professionale. La scelta della pizza come strumento nasce dall’idea che un’attività condivisa e concreta faciliti l’empatia, la motivazione e l’inclusione sociale.

Queste esperienze dimostrano come l’approccio alla salute mentale sul territorio possa combinare risposte cliniche strutturate e interventi innovativi di comunità, capaci di intercettare bisogni diversi e favorire il reinserimento sociale di persone in difficoltà. Tuttavia, i servizi continuano a segnalare la necessità di risorse umane e tempi di cura adeguati per sostenere la crescente domanda.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.