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7 Ottobre 2026

Il tribunale di Torino indaga sulla trascuratezza di due bambini

Processo a Torino per i presunti abusi su due fratelli, tra scuole assenti e vita seminuda

Il tribunale di Torino indaga sulla trascuratezza di due bambini

Il tribunale di Torino ha riaperto il capitolo giudiziario relativo a una famiglia la cui vita quotidiana è stata descritta come caratterizzata da maltrattamenti e da una grave trascuratezza. I due imputati, genitori di due fratelli di 6 e 10 anni, sono accusati di non aver garantito i minimi obblighi di assistenza di aver tenuto i bambini seminudi in spazi pubblici e di non averli iscrittti regolarmente a scuola.

Le accuse hanno avuto origine da una serie di denunce emerse nell’ambito di una separazione particolarmente conflittuale, culminata con il ricorso della madre a un centro antiviolenza nel dicembre 2024. A partire da quel momento, le autorità hanno avviato un’indagine che ha messo in luce una serie di comportamenti ritenuti lesivi per il benessere dei minori.

Accuse di maltrattamento e violazione degli obblighi di assistenza

Il pubblico ministero sostiene che i bambini fossero spesso lasciati scalzi o seminudi a girare nei pressi della loro abitazione, senza alcuna supervisione adeguata. Inoltre, è stato segnalato che non frequentavano la scuola in maniera regolare, né venivano accompagnati dal medico per controlli di routine. Gli inquirenti hanno anche evidenziato che i fratelli venivano trasferiti da una casa all’altra, creando una situazione di instabilità abitativa.

Condizioni di vita dei minori

Secondo le testimonianze raccolte, i due ragazzi sarebbero stati tenuti per lunghi periodi in un ambiente privo di alti standard igienico-sanitari. Le indagini hanno rilevato la mancanza di abbigliamento adeguato, l’assenza di regolari visite mediche e dentistiche, e l’esclusione dal percorso scolastico tradizionale. Tali elementi hanno portato gli assistenti sociali a classificare la situazione come grave trascuratezza difformità rispetto a quanto previsto dalla legge sull’assistenza minorile.

Ritrovo delle dichiarazioni dei genitori

Durante l’udienza, la madre ha respinto categoricamente le accuse, affermando di essere una sostenitrice della philosophia Montessori e di aver sempre cercato di promuovere autonomia e indipendenza nei figli. Ha dichiarato di aver curato personalmente l’istruzione dei ragazzi nei primi mesi, per poi iscriverli alla seconda elementare quando le esigenze familiari si sono rivelate troppo gravose. Il padre, a sua volta, ha negato qualsiasi forma di maltrattamento e ha attribuito alla compagna la responsabilità delle scelte educative, sostenendo che “se i bambini non volevano lavarsi, non dovevano”.

Il contesto familiare e le dinamiche della separazione

Il rapporto coniugale dei due imputati si è dissolto in un clima di forte ostilità, culminato con l’intervento di un centro antiviolenza nel dicembre 2024. Parallelamente, la coppia aveva cessato le attività professionali comuni: fino al 2020 entrambi avevano lavorato nell’organizzazione di eventi di animazione per bambini; successivamente la madre ha fruito del reddito di cittadinanza, mentre il padre ha dichiarato di svolgere consulenze astrologiche. Queste trasformazioni economiche hanno, a loro avviso, influito sulla capacità di garantire un adeguato sostegno ai minori.

Elementi probatori e prospettive del giudizio

Il giudice ha valutato le testimonianze, le prove documentali e le perizie mediche per determinare se vi siano gli estremi per una condanna per maltrattamenti e per violazione degli obblighi di assistenza. Le parti hanno presentato versioni inconciliabili: la madre insiste sulla scelta educativa ispirata alla Montessori, mentre il padre evidenzia una presunta libertà eccessiva concessa ai figli. Resta ancora da capire quanto le prove raccolte – come le visite mediche non effettuate, le assenze scolastiche e i trasferimenti abitativi – possano confermare le accuse di trascuratezza. Il processo, ora in pieno svolgimento, dovrà stabilire se le condotte riferite costituiscano violazioni penali o se siano da inquadrarsi come divergenze genitoriali.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.