Negli ultimi mesi, la pressione economica ha raggiunto i margini più vulnerabili della società lombarda. Due realtà, pur operando in ambiti diversi, si ritrovano a fronteggiare la stessa sfida: garantire un supporto concreto a famiglie e pazienti quando le risorse sembrano svanire.
Il Centro Aiuto alla Vita: 47 anni di sostegno ma ora un bilancio rosso
Il Centro Aiuto alla Vita (CAV) ha celebrato quasi cinque decenni di attività a fianco di madri in difficoltà e dei loro neonati. Dal suo avvio, l’associazione ha accompagnato migliaia di percorsi di gravidanza, parto e primo anno di vita del bambino. Tuttavia, il bilancio chiuso per il 2025 mostra un disavanzo consistente, spingendo la presidente Daniela Matarazzo a lanciare un appello diretto ai comaschi: “Da soli non ce la facciamo più”.
Le ragioni del disavanzo e le famiglie più colpite
Le cause del deficit sono molteplici: l’aumento dei costi operativi, la riduzione di sovvenzioni pubbliche e una crescita esponenziale delle famiglie fragili che richiedono assistenza continuativa. Il peggioramento delle condizioni economiche ha spinto più nuclei famigliari a dipendere dal presidio del CAV, creando un circolo vizioso in cui la domanda supera l’offerta di risorse. La richiesta di nuovi aiuti è quindi più di un semplice appello finanziario: è una chiamata a preservare un punto di riferimento insostituibile per la maternità nella provincia di Como.
A Casa Lontano Da Casa: una rete di 65 associazioni che ospita pazienti e caregiver
Parallelamente, la rete A Casa Lontano Da Casa si è affermata come risposta concreta alla necessità di alloggi per chi riceve cure fuori sede. Con 121 strutture distribuite in tutta Italia e un totale di 1.701 posti letto, la rete offre ospitalità gratuita a bambini e famiglie in difficoltà, e tariffe simboliche agli adulti. La maggior parte delle case (un terzo) si trova a Milano, dove l’onere degli affitti è particolarmente gravoso.
Come funziona il semaforo degli alloggi
Il volontario Massimo Amati, che ha sperimentato in prima persona il ruolo di caregiver, gestisce un piccolo sportello al piano terra dell’Istituto Nazionale dei Tumori. Qui utilizza un sistema a semaforo – rosso, giallo e verde – per indicare la disponibilità degli alloggi. Il rosso segnala l’indisponibilità, il giallo una possibile collocazione futura, e il verde la conferma di un posto libero. Questo semplice strumento permette di coordinare rapidamente le richieste di ospitalità, soprattutto per chi proviene dal Sud Italia (65% dei beneficiari) o da altre regioni del Nord.
Prospettive e necessità comuni: perché è urgente il sostegno
Sia il CAV sia A Casa Lontano Da Casa condividono una dipendenza critica dal sostegno della comunità e da donazioni mirate. Il primo rischia di chiudere porte fondamentali per madri in stato di vulnerabilità, mentre il secondo deve far fronte a una domanda crescente di alloggi per pazienti oncologici, affetti da patologie croniche o in ricovero prolungato. Entrambe le realtà chiedono non solo aiuti economici, ma anche volontariato e supporto emotivo per gli ospiti, dimostrando che l’assistenza efficace nasce da un approccio integrato: finanziario, logistico e umano.
L’emergere di queste due storie mette in luce la fragilità di un tessuto sociale che, se non sostenuto, rischia di crollare. Il messaggio è chiaro: le famiglie e i pazienti hanno bisogno di una rete di solidarietà che si traduca in fondi, alloggi e ascolto. Solo così sarà possibile mantenere vivi i presidii di cui dipendono le generazioni future.



