L’architettura scolastica sta evolvendo per diventare un elemento attivo nel processo educativo. Questo approccio, noto come architettura pedagogica considera gli spazi scolastici come terzo educatore affiancandosi a insegnanti e genitori nel stimolare curiosità, autonomia e creatività.
Il concetto di spazio come terzo educatore è stato sviluppato da Loris Malaguzzi, pedagogista italiano e ideatore del Reggio Emilia Approach. Questo metodo, originariamente applicato ai nidi e alle scuole dell’infanzia di Reggio Emilia, offre principi validi per tutti i gradi di istruzione. La progettazione degli spazi didattici non può essere ridotta a mere questioni di superficie o capienza, ma deve considerare la disposizione degli ambienti, la luce, i materiali e le connessioni visive, che influenzano la dimensione affettiva, sociale e cognitiva dell’apprendimento.
Progettare spazi scolastici come ‘terzo insegnante’
Tradurre il concetto di spazio come terzo insegnante nel progetto architettonico significa creare ambienti capaci di adattarsi alle attività didattiche, favorire le relazioni e offrire occasioni di esplorazione e autonomia. Non esiste una configurazione universale, ma quattro principi ricorrenti emergono come fondamentali:
La fluidità degli spazi, oltre il modello dell’aula chiusa
Superare la rigida separazione tra aula, corridoio e spazi comuni permette di estendere l’apprendimento all’intero edificio scolastico. La fluidità non implica necessariamente una pianta completamente aperta, ma la possibilità di stabilire relazioni tra spazi differenti, mantenendo aree protette per attività che richiedono maggiore attenzione.
Un esempio emblematico è il complesso multifunzionale di Barbiano progettato da Roland Baldi Architects. Questo progetto, composto da due edifici collegati da un ponte di circa 30 metri, interpreta il principio della fluidità a diverse scale. Il ponte non svolge solo una funzione distributiva, ma riunisce idealmente scuola, mobilità, servizi pubblici e centro abitato, rendendo il movimento un tema generatore dell’architettura.
Trasparenza, luce e natura a misura di bambino
Connessioni visive, illuminazione naturale e rapporto con gli spazi esterni contribuiscono a creare ambienti accoglienti, leggibili e aperti all’esplorazione. Questi elementi sono essenziali per stimolare la curiosità e favorire un apprendimento attivo e coinvolgente.
Modularità e narrazione materica
Ambienti riconfigurabili, arredi mobili e materiali riconoscibili consentono allo spazio di accompagnare attività e modalità di apprendimento differenti. La modularità permette di adattare gli spazi alle esigenze didattiche, rendendo l’ambiente scolastico dinamico e flessibile.
La co-progettazione e lo spazio generato dalla comunità
Coinvolgere studenti, insegnanti, famiglie e territorio aiuta a costruire luoghi rispondenti ai bisogni reali e capaci di sviluppare appartenenza e cura condivisa. La co-progettazione è un processo collaborativo che valorizza le competenze e le esperienze di tutti i soggetti coinvolti, creando spazi che riflettano i valori e le aspirazioni della comunità.
Bloom or Boom? A Schio gli spazi pubblici diventano luoghi di espressione
Nel 2026, il collettivo ANice ha lanciato la call Bloom or Boom? nell’ambito di Schio Città Aperta e del bando Space Invaders del Comune di Schio. L’iniziativa invita a proporre progetti di Poster Art destinati agli spazi pubblici della città, trasformando gli spazi ordinari in punti di contatto tra ricerca artistica e cittadinanza.
Il tema scelto, ‘Bloom or Boom? Cosa lascia più tracce? Cosa ci colpisce di più? Un fiore o un’esplosione?’, invita a tradurre in immagini la tensione tra ciò che fiorisce e ciò che irrompe, tra crescita ed esplosione. Le opere potranno essere realizzate attraverso grafica vettoriale, illustrazione, fotografia, collage digitale o manuale.
La call interpreta la filosofia di ANice, che vede l’arte non come qualcosa da contemplare a distanza, ma come uno spazio da abitare insieme. Un’arte accessibile e partecipata, capace di accogliere le persone e di metterle in dialogo. Portare i poster nel tessuto urbano significa offrire alle idee una dimensione pubblica, affidandole al confronto e all’incontro quotidiano con chi attraversa Schio.
La scadenza per la partecipazione è fissata alle ore 24 del 15 settembre 2026. I progetti scelti verranno stampati e affissi nelle tabelle affissive comunali, trasformando gli spazi ordinari della comunicazione urbana in punti di contatto tra ricerca artistica e cittadinanza. L’esposizione è prevista nel periodo compreso tra il 13 e il 31 ottobre 2026.



