In un gesto simbolico di grande impatto sociale, una villetta un tempo utilizzata dalla criminalità organizzata è stata trasformata in un centro di accoglienza per persone in difficoltà. A Bagno a Ripoli, la Casa Gemma ha aperto le sue porte l’8 giugno 2026, offrendo un rifugio sicuro e un percorso di inclusione per chi cerca una nuova opportunità.
La struttura, situata in via Roma 343, è stata confiscata alla mafia cinese e completamente ristrutturata grazie a un investimento congiunto della Regione Toscana e del Comune di Bagno a Ripoli. Questo progetto rappresenta un esempio concreto di come i beni sottratti alla criminalità possano essere restituiti alla comunità, diventando un luogo di speranza e solidarietà.
Un progetto di inclusione sociale
Casa Gemma può ospitare fino a dieci persone e offre accoglienza temporanea a cittadini in situazioni di vulnerabilità abitativa. Il progetto mira a favorire processi di inclusione attraverso attività di socializzazione, collaborazione e mutuo aiuto. La struttura dispone di sette camere, sei bagni, cucina condivisa, mansarda, ampio terrazzo, giardino e garage.
Il nome Casa Gemma è stato scelto per richiamare l’immagine di un germoglio pronto a sbocciare, simbolo di una nuova possibilità per chi sta attraversando un momento di difficoltà. La villetta è stata completamente ristrutturata grazie a un cofinanziamento della Regione Toscana di 345.500 euro e a un investimento comunale di 40.000 euro.
Le dichiarazioni delle autorità
Durante l’inaugurazione, la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop ha dichiarato: “Oggi Casa Gemma apre le sue porte e con esse si apre un nuovo capitolo per questa comunità che lancia un messaggio forte contro le mafie e l’illegalità. Quello che era un simbolo del potere della criminalità diventa un luogo di diritti, di riscatto, di solidarietà.”
Il sindaco di Bagno a Ripoli Francesco Pignotti ha aggiunto: “È stato estirpato un male che provava a mettere radici sul nostro territorio. Alla mafia abbiamo risposto con un progetto che pensa ai più fragili, all’insegna della legalità e dell’inclusione sociale.”
La gestione del progetto
La gestione della struttura è affidata alla Fondazione Solidarietà Caritas, in collaborazione con il Consorzio CoeSo e la cooperativa sociale Arca. Marco Seracini, presidente della Fondazione Caritas Firenze, ha sottolineato l’importanza del progetto: “Per noi gestire Casa Gemma significa molto più che tenere aperta una struttura: vuol dire accompagnare ogni persona che vi troverà accoglienza in un percorso di dignità e di autonomia.”
La struttura è stata arredata grazie a una donazione di Ikea Firenze nell’ambito del progetto “Un posto da Chiamare Casa”. Questo progetto rappresenta un esempio di come la collaborazione tra istituzioni, forze dell’ordine e mondo del terzo settore possa trasformare un simbolo di dominio in un presidio di diritti e solidarietà.



