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27 Giugno 2026

Progetti per anziani fragili: telemedicina e assistenza domiciliare in Italia

Scopri come l'Italia sta innovando l'assistenza per gli over 80 con progetti pilota che combinano telemedicina e cura domiciliare, finanziati dal PNRR

Progetti per anziani fragili: telemedicina e assistenza domiciliare in Italia

In un’epoca in cui la popolazione invecchia rapidamente, l’Italia sta facendo passi da gigante per migliorare l’assistenza agli anziani fragili. Con l’obiettivo di ridurre il rischio di perdita di autosufficienza e contrastare l’isolamento sociale, sono stati selezionati 58 progetti innovativi che coinvolgeranno circa 60.000 cittadini over 80 con patologie croniche.

Questi progetti, finanziati con 150 milioni di euro del PNRR, rappresentano un vero e proprio salto di qualità per il Servizio Sanitario Nazionale, trasformando le case degli anziani in veri e propri centri di cura.

I progetti pilota per l’assistenza domiciliare

I 58 progetti selezionati da Agenas coprono l’intero territorio nazionale e si concentrano su tre aree principali: Nord, Centro e Sud. Ogni progetto riceverà un finanziamento basato sul numero di anziani presi in carico, con un costo standard pro-capite di 2.458 euro per 18 mesi.

Tra i criteri di selezione, spiccano l’innovatività tecnologica e organizzativa, la sostenibilità a lungo termine e la capacità di raggiungere soggetti particolarmente fragili e isolati. I progetti coinvolgeranno Regioni e Aziende Sanitarie, con l’obiettivo di trasformare la sperimentazione in nuovi modelli di servizio.

Distribuzione geografica e criteri di selezione

Dei 58 progetti selezionati, 32 riguardano l’Area Nord, 13 l’Area Centro e 13 l’Area Sud. Ogni progetto è stato valutato in base a criteri specifici, tra cui l’innovatività della proposta, la sostenibilità del progetto e la capacità di raggiungere soggetti fragili e isolati.

La partecipazione all’avviso pubblico era aperta a enti pubblici e privati operanti in ambito sanitario e sociosanitario, incluse le università. Le Regioni, coadiuvate da Agenas, programmeranno l’implementazione dei progetti nell’ambito del potenziamento dell’assistenza territoriale attraverso Case e Ospedali di Comunità.

Il ruolo dei medici di famiglia nelle Case di comunità

Un altro tassello fondamentale per l’innovazione dell’assistenza territoriale è l’ingresso dei medici di medicina generale nelle Case di comunità. Con l’accordo collettivo nazionale del 24 giugno 2026, i medici di famiglia sono ora obbligati a svolgere fino a sei ore settimanali nelle Case di comunità, strutture che rappresentano il fulcro della nuova organizzazione sanitaria territoriale.

Questi medici, che possono essere titolari di incarico a tempo determinato o indeterminato, svolgeranno attività assistenziale a prestazione oraria, seguendo le indicazioni dell’Azienda sanitaria locale (ASL) di appartenenza. L’obiettivo è rafforzare la rete di assistenza primaria, migliorando la presa in carico dei pazienti e garantendo una maggiore accessibilità alle cure.

Compiti e compensi dei medici di famiglia

Nelle Case di comunità, i medici di medicina generale lavorano in modo integrato con infermieri, specialisti, assistenti sociali e altri professionisti. Tra i loro compiti principali ci sono l’individuazione dei pazienti fragili e cronici, la predisposizione e l’aggiornamento dei piani assistenziali, il coordinamento del percorso di cura e il monitoraggio dell’aderenza alle terapie.

Per quanto riguarda i compensi, il nuovo accordo stabilisce che i medici ricevano un compenso onnicomprensivo di 38,72 euro per ogni ora di attività svolta nelle Case di comunità. Questo importo include un contributo assicurativo pari allo 0,72%, calcolato sulla quota A del compenso.

La gestione della BPCO e il ruolo del medico di famiglia

Un altro importante passo avanti per la medicina generale è l’aggiornamento della Nota 99 di AIFA, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 26 giugno 2026. Questo aggiornamento riguarda la gestione della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e rappresenta un riconoscimento della responsabilità clinica del medico di famiglia.

Con la nuova Nota 99, è stato superato il vincolo prescrittivo legato al piano terapeutico per la triplice terapia inalatoria, semplificando l’accesso alle terapie e valorizzando la competenza prescrittiva del medico di famiglia. Questo aggiornamento rafforza la presa in carico dei pazienti con BPCO, una patologia cronica spesso sotto-diagnosticata.

L’importanza dell’integrazione tra MMG e specialista

La BPCO richiede una gestione continuativa, capace di integrare diagnosi, terapia, monitoraggio dei sintomi, prevenzione delle riacutizzazioni, aderenza terapeutica, corretta tecnica inalatoria e interventi sugli stili di vita. La nuova Nota 99 conferma la centralità della diagnosi mediante spirometria e richiama la necessità di considerare sintomi, frequenza delle riacutizzazioni, comorbidità e profilo del paziente nella scelta terapeutica.

Per la Società Italiana dei Medici di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), l’aggiornamento della Nota 99 rappresenta un’opportunità ma anche una responsabilità: rendere più strutturata la gestione della BPCO nelle cure primarie, favorire l’emersione del sommerso diagnostico e garantire trattamenti tempestivi e appropriati.

Autore

Matteo Pellegrino

Matteo Pellegrino ha organizzato una sfilata pop-up nei vicoli del Quartieri Spagnoli per promuovere giovani designer; è editorialista moda che cura rubriche su artigianato e tendenze locali. Nato a Napoli, conserva bozze di pattern e appunti presi nelle sartorie di via Toledo.