Chiara Ferrari, consulente ESG ed ex sustainability manager in Unilever, presenta strumenti e passi concreti per trasformare la sostenibilità in componente centrale del business. Qui troverai i trend chiave, le opportunità economiche, esempi pratici e una roadmap operativa pensata per aziende e famiglie che vogliono ridurre impatti ambientali e sociali senza perdere efficienza né competitività.
Trend emergenti
– Verso un modello integrato. Sempre più imprese riconoscono la sostenibilità non come un’area a sé, ma come una leva strategica che influenza rischio finanziario, reputazione e accesso al credito. Questo si traduce in attenzione maggiore agli scope 1, 2 e 3, nell’uso sistematico delle LCA per i prodotti e nell’adozione del circular design per ridurre materiali e costi totali di proprietà.
– Standard e trasparenza. Investitori e stakeholder richiedono dati confrontabili: framework come SASB e GRI stanno diventando punti di riferimento per la rendicontazione.
Metriche condivise e disclosure solide sono ormai prerequisiti per accedere a capitali a condizioni favorevoli.
– Digitalizzazione e tracciabilità. Data analytics, digital twins e blockchain migliorano la visibilità lungo la filiera, rendendo possibile un monitoraggio più accurato delle performance ambientali e sociali.
– Mercato e normativa in evoluzione. La domanda di prodotti sostenibili spinge la filiera a ripensare materiali, packaging e logistica. Allo stesso tempo, la pressione regolatoria spinge le aziende a integrare la sostenibilità nelle decisioni di investimento e nel design di prodotto: chi lo fa ottiene vantaggi concreti, come minori costi energetici, supply chain più resilienti e time-to-market più rapido per prodotti distintivi.
Opportunità economiche
– Efficienza operativa come primo ritorno. Interventi su consumo energetico, ottimizzazione dei processi e retrofit degli impianti riducono costi immediati (scope 1-2) e migliorano la marginalità. Il circular design limita l’uso di input vergini e riduce i costi di fine vita.
– Investimenti guidati da LCA. Un programma LCA ben strutturato individua le voci di costo più rilevanti lungo il ciclo di vita e orienta gli investimenti verso azioni con payback chiaro e prevedibile.
– Accesso al capitale e condizioni migliori. I finanziatori integrano sempre più criteri ESG: imprese con metriche trasparenti e piani climatici credibili possono ottenere condizioni di finanziamento più vantaggiose e ampliare la base di investitori.
– Nuove fonti di ricavo. Modelli come product-as-a-service, servizi refill e prodotti riparabili estendono il valore dei beni e generano ricavi ricorrenti. Inoltre, nel mercato giusto, prodotti a minor impatto possono sostenere un premium price e aumentare la loyalty.
– Riduzione del rischio. Diversificare i fornitori, usare materiali rigenerativi e investire nella tracciabilità riduce la vulnerabilità a shock delle materie prime e protegge i margini.
Come tradurre la strategia in pratica
– Governance e responsabilità. Serve una governance chiara: ruoli del Board e della C-suite definiti, KPI inseriti nei piani di performance e team cross-funzionali che coinvolgano procurement, R&D, operations e finanza. Così la sostenibilità non resta un progetto isolato.
– Misurazione scalabile. Partire mappando scope 1-2-3 e applicando LCA dove necessario. La raccolta dati va costruita per gradi: concentrarsi prima sulle voci più materiali e aumentare progressivamente la granularità, così da prioritizzare le azioni in base a impatto e fattibilità.
– Strumenti digitali e data governance. ERP integrati, piattaforme di sustainability reporting e dashboard per KPI ambientali rendono i dati controllabili e auditabili. Accompagnare la tecnologia con regole di data governance assicura qualità e riproducibilità delle metriche.
– Roadmap pratica. Scomporre gli obiettivi in interventi misurabili con timeline e responsabilità chiare. I piloti su filiere critiche accelerano l’apprendimento; le quick win con payback rapido liberano risorse per scalare soluzioni più complesse.
– Incentivi e revisione continua. Collegare i risultati ESG a incentivi di lungo periodo e prevedere revisioni periodiche dei KPI mantiene l’organizzazione focalizzata e permette aggiustamenti tempestivi.
Priorità operative
Partire dalle misure con alto rapporto impatto/costo: efficientamento energetico, retrofit impianti, ottimizzazione logistica. Accostare questi interventi a progetti di innovazione, come circular design e sourcing rigenerativo. Definire business case chiari con CAPEX, OPEX, risparmi attesi e indicatori di rischio evita scelte vaghe e limita il rischio di greenwashing; la disclosure secondo GRI o standard equivalenti e le verifiche indipendenti aumentano credibilità e accesso a finanziamenti verdi.
Esempi concreti e roadmap per il futuro
– Circularità e riciclo. Alcune aziende hanno ridotto l’uso di materiali vergini e avviato servizi di ritorno prodotto, limitando i costi di approvvigionamento e aumentando la fidelizzazione.
– Efficienza energetica e PPA. Gruppi industriali hanno investito in efficienza e sottoscritto PPA per accedere a rinnovabili, abbattendo scope 2 e stabilizzando il costo dell’energia.
– Coinvolgimento dei fornitori. Brand che hanno mappato la catena e collaborato con i fornitori hanno ridotto le emissioni indirette (scope 3) e migliorato la resilienza della supply chain.
Una roadmap efficace — proposta Assessment di materialità e baseline delle emissioni. 2. Definizione di governance, KPI e team cross-funzionali. 3. Implementazione di quick win su efficienza e procurement. 4. Pilot su circular design e modelli di servizio. 5. Scalabilità con partner strategici e digitalizzazione della tracciabilità. 6. Consolidamento della disclosure e revisione indipendente.
Conclusione pratica
La transizione richiede leadership, dati affidabili e capacità di esecuzione. Chiara Ferrari sottolinea che le aziende che combinano visione ambientale e pragmatismo operativo ottengono maggiore resilienza economica e aprono nuovi canali di crescita. Con programmi misurabili, strumenti digitali e governance solida, la sostenibilità smette di essere un costo e diventa un fattore di creazione di valore ripetibile nel tempo.