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23 Giugno 2026

Disparità di genere nelle malattie rare: le donne affrontano percorsi diagnostici più lunghi

Un'indagine nazionale rivela che le donne con malattie rare attendono in media due anni in più per una diagnosi rispetto agli uomini, evidenziando disparità di genere nel sistema sanitario italiano.

Disparità di genere nelle malattie rare: le donne affrontano percorsi diagnostici più lunghi

In Italia, il percorso verso la diagnosi di una malattia rara è spesso lungo e complesso. Tuttavia, per le donne questo viaggio è ancora più arduo. Secondo un’indagine nazionale condotta da Censis e Altems Advisory le donne attendono in media 6 anni per una diagnosi definitiva, rispetto ai 4 anni degli uomini. Questo divario non è dovuto a differenze biologiche, ma riflette disparità sistemiche nel sistema sanitario.

Disparità di genere nella diagnosi delle malattie rare

Il libro bianco “Da rara a riconosciuta” promosso da Women in Rare raccoglie i risultati dell’indagine che ha coinvolto 1.067 rispondenti tra cui 685 persone con malattie rare e 382 caregiver. I dati rivelano che le donne affrontano percorsi diagnostici più lunghi e complessi con conseguenze significative sulla loro vita quotidiana.

Uno dei principali ostacoli è la difficoltà nell’interpretare i sintomi. Il 66,2% dei partecipanti all’indagine ha segnalato che i professionisti consultati hanno avuto difficoltà a comprendere i sintomi, spesso scambiati per depressione o problemi psicologici, soprattutto nelle donne. Questo bias diagnostico di genere ritarda ulteriormente la diagnosi corretta e rivela una sottovalutazione delle esperienze cliniche femminili.

Migrazione sanitaria e impatto economico

L’indagine evidenzia anche che il 31,6% delle persone con malattie rare è stato costretto a spostarsi fuori regione per ottenere una diagnosi corretta. Tuttavia, questa migrazione sanitaria non è equamente distribuita: al Sud e nelle Isole, la percentuale sale al 46% quasi una persona su due.

L’impatto economico delle malattie rare è significativo. Il 70% dei pazienti appartiene a famiglie con un reddito annuo inferiore a 35mila euro rendendo particolarmente gravoso l’impatto dei costi sanitari, assistenziali e sociali aggiuntivi. Inoltre, il 46,6% dei lavoratori con malattie rare è stato costretto ad andare in pensione anticipatamente.

Il ruolo dei caregiver e le disparità di genere

Il 55,4% delle persone con malattie rare riceve supporto da un caregiver. Tuttavia, emerge una disparità di genere significativa mentre l’81,8% degli uomini con malattie rare ha un caregiver, solo il 46,3% delle donne beneficia di questo supporto. I caregiver sono nel 58,5% dei casi donne e nel 41,5% uomini, e nel 98,5% sono familiari.

Le donne caregiver affrontano carichi sproporzionati. Il 37,2% delle donne ha dovuto abbandonare il lavoro per prendersi cura del proprio caro, rispetto al 13% degli uomini. Inoltre, le donne lavoratrici con malattie rare perdono più giorni di lavoro e ricorrono con maggiore frequenza a richieste di riduzioni d’orario.

Questi dati sottolineano la necessità di un approccio di genere nella diagnostica e nella gestione delle malattie rare. Ogni giorno di ritardo ha un costo non solo medico, ma anche economico, professionale e sociale. È fondamentale che il sistema sanitario riconosca e affronti queste disparità per migliorare la qualità della vita delle persone con malattie rare e dei loro caregiver.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.