Nel percorso di gravidanza le future mamme si trovano più volte davanti a professionisti sanitari: ostetriche, ginecologi, infermieri. Questi appuntamenti non servono solo a monitorare la salute fetale, ma possono diventare momenti chiave di ascolto per chi vive una situazione di violenza domestica. Un semplice quesito sul senso di sicurezza a casa, posto durante il primo esame prenatale, può aprire la strada a un intervento di protezione.
Un’indagine condotta in Inghilterra, analizzando i dati di 74 trust del NHS, ha mostrato che il 3,3 % delle prenotazioni per assistenza materna includono la segnalazione di abusi attuali o pregressi. Tradotto al livello nazionale, circa 20 000 donne confidenziali rivelano una situazione di violenza domestica durante la gravidanza. Il dato suggerisce che la maternità è spesso l’unico luogo dove la donna si sente sufficientemente protetta da parlare apertamente.
Linee guida e percorsi di risposta in Inghilterra e Italia
Le linee guida NICE prevedono almeno dieci incontri prenatali per una prima gravidanza. All’inizio di questi incontri, le ostetriche sono invitate a chiedere informazioni sulla violenza in modo sensibile e, soprattutto, in assenza del partner. Tuttavia, la semplice identificazione non è sufficiente: è necessario un “referral” rapido verso servizi sociali, centri antiviolenza e altre strutture specializzate. NICE sottolinea anche l’importanza della formazione continua del personale sanitario, affinché sappia gestire il caso in modo coordinato.
In Italia, la recente linea guida “Gravidanza fisiologica” dell’ISS-SNLG (aggiornata nel 2026) incorpora esplicitamente la valutazione del rischio di violenza domestica in tutti i bilanci di salute. Il colloquio deve svolgersi in ambiente riservato, senza la presenza di terzi, e il professionista deve conoscere i percorsi di intervento locale, coinvolgendo servizi sociali e il Terzo settore. Il consultorio familiare presente sul territorio da più di cinquant’anni, si presenta così come un nodo fondamentale per la rete anti-violenza.
Il consultorio familiare come snodo operativo
Questi centri multisettoriali offrono assistenza sanitaria, consulenze psicologiche e supporto sociale a donne, giovani e famiglie. Grazie alla loro struttura multidisciplinare, possono attivare protocolli condivisi tra maternità, pronto soccorso, medicina di base e centri antiviolenza. Tuttavia, l’ISS ha segnalato nel 2026 che il monitoraggio delle risposte resta frammentato a livello territoriale, evidenziando la necessità di standard uniformi e di tempi adeguati per ascoltare e intervenire.
Risonanze: spazio di ascolto per donne dopo un’interruzione di gravidanza a Bari
All’Ospedale San Paolo di Bari è stato lanciato “Risonanze – uno spazio per raccontarsi, ascoltarsi, ripartire insieme”. L’iniziativa, promossa dalla dirigente del servizio di pianificazione familiare e dalla responsabile della psicologia clinica, organizza piccoli gruppi di mutuo sostegno (6-8 partecipanti) per donne che hanno vissuto un’interruzione volontaria o terapeutica di gravidanza. Gli incontri, gratuiti e volontari, si svolgono ogni quindici giorni e comprendono tre sessioni di 90 minuti ciascuna.
Il percorso non è una psicoterapia tradizionale; è pensato come un ambiente confidenziale dove le partecipanti possono condividere emozioni quali sollievo, tristezza, rabbia o senso di colpa. La presenza di psicologi esperti garantisce che la discussione rimanga rispettosa e costruttiva, offrendo anche indicazioni su eventuali risorse di supporto esterne. Il progetto nasce dalla consapevolezza che il benessere psicologico post-aborto dipende da fattori come la rete di sostegno, l’assenza di stigma e la possibilità di parlare liberamente.
Questa forma di supporto psicologico si inserisce in un contesto più ampio di tutela della salute della donna. Mentre i consultori e le strutture prenatali lavorano per identificare e proteggere le victimizzate di violenza domestica iniziative come “Risonanze” dimostrano come anche le esperienze di interruzione possano trovare risposta in percorsi di ascolto strutturati, riducendo l’isolamento e favorendo una ripresa emotiva più serena.
Le politiche sanitarie, i consultori familiari e i gruppi di sostegno come quello di Bari mostrano come un approccio multidisciplinare possa trasformare un semplice controllo medico in un vero e proprio punto di svolta per la vita di molte donne.



