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2 Ottobre 2026

Come i nonni possono crescere i nipoti con competenza e salute

Un manuale dal cuore di un pediatra‑nonno e dati scientifici mostrano come i nonni possano essere guide competenti e mantenere attivo il proprio cervello.

Come i nonni possono crescere i nipoti con competenza e salute

La Festa dei Nonni, celebrata il 2 ottobre, è l’occasione per riflettere su come questo ruolo si sia trasformato negli ultimi decenni. Non si tratta più solo di affetto e ricordi, ma di un coinvolgimento pratico nella crescita quotidiana dei nipoti. Due recenti contributi – un libro scritto da un pediatra-nonno e uno studio epidemiologico – offrono spunti concreti per capire come i nonni possano agire con competenza, senza intaccare l’autorità dei genitori.

Il libro “Nascono più nonni che bambini”: consigli dal pediatra-nonno

Leo Venturelli, pediatra di famiglia da 35 anni e nonno di cinque nipoti, ha pubblicato Nascono più nonni che bambini per chi desidera svolgere il ruolo di nonno con serenità e competenza. L’autore combina la sua esperienza clinica – ex docente universitario, garante per l’infanzia e autore di numerose enciclopedie pediatriche – con la prospettiva personale di chi vive quotidianamente le dinamiche familiari.

Contenuti chiave e consigli pratici

Il volume analizza i grandi temi della crescita: alimentazione correttaeducazioneprimo soccorso e gestione dei piccoli malanni. Venturelli affronta il confronto generazionale indicando quali tradizioni sono ancora valide e quali credenze devono essere superate. Insiste sul ruolo di supporto: i nonni devono accompagnare i genitori, non sostituirsi a loro, mantenendo un equilibrio tra affetto e rispetto delle decisioni familiari.

Attività per stimolare i nipoti

Tra le proposte troviamo giochi all’aperto, laboratori creativi e momenti di lettura che favoriscono lo sviluppo cognitivo e il rispetto per la natura. Il libro invita a limitare l’uso di dispositivi elettronici, privilegiando esperienze concrete che rinforzano legami affettivi e abilità motorie.

Benefici cognitivi dei nonni: cosa rivela la ricerca

Un’indagine pubblicata su *Psychology and Aging* ha esaminato più di 1.700 nonni italiani di età pari o superiore a 50 anni, confrontando chi si prende cura dei nipoti con chi non ha questo impegno. I risultati mostrano che i nonni-caregiver ottengono punteggi più alti nei test di memoria episodica e fluidità verbale. Tra le donne, il declino cognitivo appare più lento nel tempo.

Intensità dell’impegno e limiti dell’associazione

Lo studio evidenzia che non è la quantità di ore trascorse con i nipoti a determinare il beneficio, ma la varietà delle attività svolte – lettura, giochi, aiuto compiti e semplici chiacchiere. Tuttavia, gli autori avvertono che si tratta di un’analisi osservazionale: non è possibile affermare che l’interazione con i nipoti prevenga la demenza, ma è plausibile che un contesto ricco di stimoli sociali e cognitivi favorisca la salute mentale.

Quando il caregiving diventa un peso

Un’altra revisione sistematica di 92 studi segnala che il ruolo di caregiver primario ovvero quando il nonno assume la responsabilità principale dei figli, è associato a esiti negativi per la salute, in particolare tra le nonne. I sintomi depressivi, il dolore fisico e una minore soddisfazione di vita emergono quando l’impegno diventa simile a un secondo lavoro.

Integrare il libro e la ricerca nella vita quotidiana

Le indicazioni di Venturelli si sposano bene con i dati scientifici: offrire ai nipoti attività variate – lettura, cucina, giochi all’aperto – rispetta il consiglio di mantenere la varietà di stimoli evidenziata dallo studio. Allo stesso tempo, il libro ricorda ai nonni di stabilire limiti chiari, evitando di sovrapporsi ai genitori e di trasformare il ruolo in un carico eccessivo.

Seguire queste linee guida permette di trasformare la tradizionale figura del nonno in un vero pilastro educativo capace di arricchire la crescita dei nipoti e di mantenere attivo il proprio cervello fino a tarda età.

Autore

Roberto Capelli

Roberto Capelli di Milano annotò i dati di una mensa aziendale durante un’indagine sul pasto lavorativo; quella visione epidemiologica modellò la sua linea editoriale, orientata a scelte alimentari misurate. In redazione difende chiarezza scientifica e conserva ricette leggere annotate a mano.