Lo sviluppo del linguaggio nei bambini con disturbi dello spettro autistico segue percorsi molto diversi: ci sono tappe rallentate, momenti di grande fragilità e punti di forza peculiari. Chi lavora in terapia osserva spesso un ritardo nella produzione verbale, difficoltà a comprendere la struttura delle frasi e limiti nell’uso pragmatico della comunicazione.
A questi si aggiungono problemi di attenzione, di memoria di lavoro e di integrazione sequenziale, che rendono più faticoso processare e memorizzare informazioni durante l’apprendimento. Per questo gli interventi più efficaci puntano a rendere gli stimoli più prevedibili e meno cognitivamente complessi. Qui sotto descrivo come e perché il supporto visivo entra in gioco e propongo attività pratiche adattabili alle diverse esigenze.
Perché il supporto visivo funziona
Il supporto visivo offre una vera e propria “mappa” su cui il bambino può agire.
Trasformando elementi astratti in immagini o simboli concreti, si riduce il carico sulla memoria di lavoro e si facilita l’ordine sequenziale delle parole. Quando soggetto, verbo e complemento sono rappresentati con simboli o gettoni, la frase diventa un oggetto manipolabile: si può spostare, ordinare, provare più combinazioni. Questo approccio aumenta la partecipazione attiva e rende più facile trasferire le abilità apprese dalla stanza di terapia ai momenti quotidiani.
Aspetti pratici e vantaggi
Materiali illustrati, simboli tangibili e risorse manipolabili aiutano a collegare canale visivo, linguaggio e movimento.
L’uso ripetuto e coerente di questi strumenti favorisce l’acquisizione di elementi morfosintattici — pronomi, tempi verbali, complementi — e sostiene la generalizzazione delle competenze. Tra i benefici più immediati si registrano maggiore prevedibilità delle attività, calo dell’ansia da compito, aumento dell’attenzione sostenuta e recupero più rapido del lessico durante la produzione parlata. Importante: la mediazione adulta resta fondamentale per guidare il trasferimento delle abilità nei contesti reali.
Tre attività pratiche, semplici e modulabili
Le proposte seguenti sono progressive e si adattano al livello del bambino. In tutte, l’adulto accompagna, modella e rinforza; la complessità si aumenta o diminuisce in base alle risposte osservate.
1) Descrizione dell’ambiente e dei personaggi — arricchimento del lessico
Mostra una scena illustrata e invita il bambino a descriverla. Si parte da spunti brevi (“Com’è il bambino? Di che colore è la maglietta?”) e si arriva a frasi più articolate che includono aggettivi e dettagli. Gli adulti danno esempi modellati e domande che stimolano l’uso di nuovi termini. Ripetere l’attività con scene diverse aiuta ad ampliare il vocabolario e a creare connessioni tra immagini e parole.
2) Individuazione dell’elemento — comprensione verbale e attenzione visiva
Chiedi al bambino di trovare nella scena un oggetto o una persona nominata. Si può iniziare con richieste semplici e poi complicare l’attività introducendo attributi (es. “Trova la palla rossa vicino alla sedia”). Questo esercizio allena la discriminazione visiva, i concetti spaziali e la capacità di seguire istruzioni verbali progressive.
3) Osservazione e rievocazione — memoria e produzione senza supporto
Mostra la scena per un tempo stabilito, poi nascondila e chiedi al bambino cosa ricorda. Variando il tempo di esposizione e il numero di elementi da ricordare si lavora sulla memoria di lavoro visuo-verbale e sulla capacità di riorganizzare informazioni in sequenza. Questo passaggio è utile anche per monitorare l’emergere di competenze narrative più autonome.
Come calibrare l’intervento
Ogni percorso parte da una valutazione delle abilità linguistiche, dell’attenzione e delle preferenze sensoriali del bambino. Le attività andranno quindi calibrate: si può variare la complessità sintattica, il numero di elementi da processare o introdurre progressivamente pronomi e tempi verbali. L’adulto ha il ruolo di mediatore: propone esempi, fornisce rinforzi e gradualmente riduce il supporto per favorire l’autonomia. La ripetizione guidata e la personalizzazione degli stimoli aumentano la probabilità che quanto appreso venga trasferito alla vita di tutti i giorni.
Risultati attesi
Con un intervento modulato e costante si osservano miglioramenti nel linguaggio espressivo e ricettivo, nell’attenzione sostenuta e nel ragionamento sequenziale. Lavorare su scene tratte dalla vita quotidiana rende l’apprendimento più significativo e trasferibile: il bambino impara non solo a nominare o costruire frasi in terapia, ma anche a usare quelle capacità per raccontare eventi personali o seguire istruzioni funzionali a casa e a scuola. Mantieni compiti ripetibili, manipolabili e sempre legati a situazioni reali: questo è il modo più efficace per favorire una reale generalizzazione delle competenze.